Deiezioni Industriali

13-03-2009


Nel lontano 1966, impressionato dalle prime sporadiche denunce di pochi, che oggi possiamo definire lungimiranti, ma che allora vennero considerati  soltanto allarmisti e destabilizzatori, dipinsi questo quadro.

Purtroppo oggi, lungi dall'essere datato, è più attuale che mai!

In quarant'anni la tanto decantata intelligenza umana non è riuscita a far altro che peggiorare la situazione.

C'è  proprio da esserne fieri!




Deiezioni Industriali

Deiezioni industriali    
(Alfio Cioffi, tecnica mista su cartone telato 60 x 45)





Micia

22-01-2009


Micia


La nostra Micia ci ha lasciato per sempre.
Abbiamo una gran voglia di piangere.

Mara e Alfio

3 Opel nel Sahara - 1 - Da Tunisi a Illizi

30-06-2008


Già il titolo di questo viaggio, "3 Opel nel Sahara", ne rappresenta una delle peculiarità principali. Lo scopo è di attraversare il Sahara, da nord a sud, da Tunisi al Niger, per poi arrivare fino a Ouagadougou, nel Burkina Faso, utilizzando tre normalissime auto da turismo, che avevano già percorso nella loro vita un centinaio di migliaia di chilometri, e che un nostro amico, concessionario della Opel, ci avrebbe regalato. Sarebbero state revisionate e rimesse perfettamente in ordine dagli abilissimi meccanici, che con i loro preziosi consigli ci avrebbero aiutato non poco a superare i piccoli e grandi intoppi che si sarebbero presentati nel corso del viaggio.

Per stabilire l'itinerario ci siamo documentati sulla dettagliatissima, straordinaria guida "Sahara - guida al deserto", edizione
italiana della "Guide du Sahara", Librairie Hachette.

Per l'equipaggiamento ci siamo affidati alle nostre precedenti esperienze nel deserto e alla nostra inventiva . Per dormire abbiamo fissato sul tetto delle auto, su quattro portasci, un asse dalle dimensioni sufficienti per fungere da letto a due piazze di notte, e da riparo contro il sole cocente durante la marcia. Abbiamo attrezzato le auto con attacchi vari, per fissare le gomme di ricambio, le taniche di benzina, di acqua, le riserve di cibo, le strisce di tartan che ci sarebbero servite per uscire dagli insabbiamenti e, preziosissime, le ghirbe da appendere
all'esterno delle auto, in modo da avere sempre a disposizione acqua fresca.

Abbiamo persino modificato tre tendine, sostituendo il telo con una zanzariera, in modo da essere riparati dall'attacco dell'anofele, che dal Niger in poi è un flagello.



Le nostre "suites"


E poi ci siamo affidati al nostro desiderio di avventura e alla nostra buona stella: tre amici, Alfio, Bruno G. e Bruno M., con le compagne, Mara, Agnese e Renza, a formare un equipaggio affiatato e determinato a trovare, laggiù, cose difficili da descrivere ma che, tuttavia, abbiamo trovato.




Martedì, 15 luglio 1986


E' la nostra prima notte nel Sahara, anche se sono già trascorsi 6 giorni dalla nostra partenza a Genova.

Intorno, l'indefinibile brusio del deserto silenzioso. Dopo i 50° all'ombra del giorno, ai 30° di adesso quasi abbiamo freddo: abbiamo messo all'aria le taniche dell'acqua per averla fresca domani mattina, ci siamo arrampicati sui nostri letti, ma stentiamo a prendere sonno, perchè è domani che davvero comincia l'avventura. 



Sosta a In Amenas

 

Ripensiamo ai preparativi, alle serate trascorse a leggere carte, guide e manuali, a quando siamo andati a ritirare le auto da Ronfani, alle soluzioni trovate di concerto con i meccanici per le numerose difficoltà che abbiamo individuato in tempo......... ma chissà quante altre ci sorprenderanno lungo il percorso.   
Sul traghetto non vedevamo l'ora di arrivare, ma già a Tunisi la nostra fretta è stata ridimensionata dai tempi lunghi dei controlli doganali: 5 ore di attesa! D'altronde ci siamo adeguati senza fatica a questi ritmi, abbiamo ammirato il paesaggio al campeggio di Tozeur, passato un pomeriggio intero nella piscina comunale di Nefta - è là, tra l'altro, che si è presentato il primo guasto meccanico -, impiegato quasi due giorni per le varie formalità di ingresso in Algeria, contrattato a lungo la libertà di un piccolo fennek prigioniero a El Oued  e, rallentati anche da una tempesta di sabbia, siamo finalmente approdati ad In Amenas, dove ora ci troviamo in attesa di essere colti dal sonno.


Campeggio a Tozeur



Piscina di Nefta



Tempesta di sabbia



Torciere a Hassi Messaud


Il cielo rosso, rischiarato dalle torcere dei pozzi petroliferi, questa mattina ci ha accompagnato per un bel tratto lungo la strada per In Amenas, fino a quando la luce del giorno non ha preso il sopravvento.
Una giornata praticamente senza storia, quella di oggi, se pensiamo che dalle 4 del mattino alle 5 del pomeriggio abbiamo percorso 780 Km., in un paesaggio quasi sempre uguale: però che fatica, che caldo, e che sete!



Attraversando l'Erg Bouharet 



Una sosta nell'Erg Bourharet



Ma è domani che davvero comincia il viaggio: qualcuno, squadrando le nostre auto, ci ha detto categoricamente che noi a Djanet non arriveremo mai, altro che attraversare il Sahara! Qualcun'altro però ci ha incoraggiati, dicendo che guidando con estrema cautela avremmo potuto farcela.

A noi piace sentire quello che la gente ci dice, alle volte anche prendendoci bonariamente in giro, o facendo battute spiritose. Da ricordare quella di un ragazzo che, dopo aver ascoltato i nostri programmi e le nostre intenzioni, ci ha detto: "Vous n'êtes pas des touristes, vous êtes des "tous risques"!" Ascoltiamo tutti, da chiunque può arrivare un consiglio utile, anche se in realtà raramente capita, perchè intuiamo che il loro raccontare ha un che di leggendario e fantastico. Ma su questa gente sentiamo di poter contare, sulla loro generosità, sulla loro disponibilità. Sappiamo che i nostri mezzi meccanici non sono i più indicati per le piste sahariane ed abbiamo già anche messo in conto di dover abbandonarne qualcuno: in questo caso l'equipaggio sfortunato chiederà un passaggio a qualche camion o a qualche auto. Insomma, sui locali e sui camion in transito noi contiamo molto, non abbiamo la certezza nè la presunzione di riuscire a fare tutto da soli. Ed è perciò che quando ne incontriamo uno - non capita spesso, però - ci sentiamo rincuorati: il camion è per noi sinonimo di sicurezza, ad esso si
aggrapperanno le nostre speranze nei momenti più neri.


Camion a El Oued



Già, ma può anche capitare il contrario: siamo stati noi infatti che abbiamo soccorso un mezzo di "soccorso", sprovvisto del necessario per rimettere in sesto un enorme camion in panne.

Il Sahara è il regno dell'imprevedibile.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)









Mercoledì, 16 luglio
 1986



Partenza per Illizi. Per ora, tutto bene, e siamo euforici. Verso mezzogiorno, oppressi dal caldo, siamo nei pressi di El Adeb Larache: dovrebbe esserci una sorgente termale, magari riusciamo a farci anche un bagno. No, la piscina non c'è più, ma, custodito dalla Sonatrac, c'è un pozzo: l'acqua è bollente, ma è acqua...... Per giunta quelli della Sonatrac ci offrono pacchetti di ghiaccio e acqua fresca. 



La base di El Adeb Larache


E' grazie a loro che affrontiamo ritemprati le 2 ore che ci separano da Illizi, l'ex Forte Polignac.

Qui passiamo un intero pomeriggio  per le formalità doganali, che ci sorprendono per la loro frequenza (è già la terza volta da
quando siamo entrati in Algeria). E che paura, visto che avevamo imboscato dei soldi per cambiarli al nero ed avevamo le intercapedini delle auto zeppe di cartoni di vino, proibitissimo nei paesi islamici! Ma tutto finisce fortunatamente a tarallucci e.....the, visto che i doganieri sono in definitiva molto comprensivi, si accontentano di vederci ossequienti e rispettosi della loro autorità, e la loro gentilezza e ospitalità giunge sino al punto di offrirci la cena e di inviare un soldato con una jeep a riempire d'acqua potabile tutte le nostre taniche! Già sin d'ora siamo sorpresi dalla generosità disinteressata degli algerini. E' forse la vita dura del deserto che crea una solidarietà a tutta prova.



Bouvette a Illizi



Distributore a Illizi

 

Dobbiamo attendere fino a mezzanotte perchè la pompa della benzina, al distributore, bloccata dal caldo del pomeriggio, entri in funzione. Riempiamo i serbatoi e tutte le "jerricanes" (come chiamano qui le taniche per la benzina) che abbiamo con noi, e ci concediamo quindi un sonno ristoratore, in previsione delle fatiche di domani.
 







(le foto di "3 Opel nel Sahara" sono di Bruno Gentile, Bruno Medico e Alfio Cioffi) 


............................. continua...........................






3 Opel nel Sahara - 2 - L'altopiano del Fadnoun

06-07-2008


Giovedì, 17 luglio 1986



L'alba del giorno dopo ci sorprende pieni di sonno, ma bisogna partire presto, perchè ci aspettano 430 km. di pista terribile per arrivare a Djanet e anche perchè l'autorizzazione della gendarmeria a percorrerla scadrà tra due giorni, al termine dei quali, se non ci presenteremo alla polizia di Djanet, partiranno i fonogrammi per dare inizio alle ricerche. Ma a giudicare dalle fotografie dei dispersi, che ci fanno vedere esposte nelle gendarmerie, sembra con scarsi esiti!

 

Che sonno, ragazzi!



Pronti, si parte







Che accidenti di pista!



Qui si va un po' meglio!


Non incontriamo nessuno, tranne un camion in panne, abbandonato, su questa pista di montagna. Non ci sarà il pericolo di perderci, ma di perdere le auto - o qualche loro pezzo - sì, perchè questa pista, che affronta l'altopiano del Fadnoun, evitata accuratamente da tutti i camion che provengono da nord per la sua estrema difficoltà, è terribile, tutta buchi e rocce (la sabbia, nel Sahara, copre solo il 18% del territorio), con salite e discese vertiginose. Impiegheremo 13 ore per percorrere solo 175 km., alla straordinaria media di 13 km. all'ora!


Adesso sorpasso!



Altopiano del Fadnoun



Dobbiamo andare giù da lì?!



Montagne russe nel Sahara!


Terminiamo la giornata con un insabbiamento al buio e poi, stanchi morti, ci cuociamo la solita minestrina liofilizzata. Ne mangeremmo a litri: abbiamo un enorme bisogno di liquidi, e tutti gli altri cibi che abbiamo in “dispensa” , tonno, sardine, carne in scatola, ecc...... ci fanno schifo.  Anche la frutta è fondamentale: e quando ne troviamo, e se ne trova poca, è una festa. Ci vengono ancora i brividi al pensiero dei piccoli, succosi meloncini, divisi religiosamente in sei fette!


La cena 
   

Con la luce dell'alba controlliamo i danni meccanici: le coppe dell'olio sono salve (sono il nostro incubo, prive come sono di protezioni), gli ammortizzatori sono così così, solo le marmitte sono state tartassate senza pietà!



...............................continua............................



3 Opel nel Sahara - 3 - Dal Fadnoun a Djanet

12-07-2008


Venerdì, 18 luglio 1986


Già, le marmitte!

Una è irrimediabilmente perduta: lavoriamo due ore per toglierla del tutto, e caricarla sul tetto, in attesa di farla saldare da qualche meccanico in qualche oasi.

 

Si lavora per togliere la marmitta


Intanto il caldo aumenta, e con il caldo la sabbia diventa sempre più morbida e cedevole. Riusciamo ad arrivare a mezzogiorno in un tratto insidioso, dove naturalmente ci insabbieremo e faticheremo non poco per tirarci fuori. Sarà una nostra specialità quella di trovarci insabbiati nelle ore più calde. E sarà soprattutto in quelle occasioni che apprezzeremo l'acqua incredibilmente fresca - anche se piena di sabbia - delle ghirbe appese fuori.

Superiamo abbastanza agevolmente il bellissimo passo di Tin Taradjeli, e davanti a noi si apre la vista grandiosa sull'erg d'Admer, all'orizzonte.



Insabbiamento



Passo di Tin-Taradjeli



Tin-Taradjeli



Buono a sapersi! 



Un cartello ci dice ora che i 200 Km. di pista che abbiamo percorso sono "très dangereus". Ce n'eravamo accorti!

Ma ecco che verso l'una si profila confusamente ai nostri occhi qualcosa che sembra un centro abitato. Abbiamo raggiunto Fort Gardel. E l'acqua del pozzo, generosamente offertaci, i colori dei panni stesi ad asciugare, l'orticello di fortuna dei Tuareg ci ritemprano, ci ridanno l'entusiasmo. Djanet ora non ci sembra più irraggiungibile. 



Capanne a Fort Gardel  



 
Il pozzo di Fort Gardel


 
 Orticello dei Tuareg

(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)






Ci arriveremo infatti verso sera, alla calda luce del primo tramonto, dopo aver lanciato le nostre auto a tutta velocità sulla "tôle ondulée", che caratterizzava gli ultimi 100 km di pista. Sapevamo che la "tôle ondulée" poteva essere affrontata in due modi: o a passo d'uomo, oppure alla massima velocità possibile, in modo da volare sulle creste per far sì che le vibrazioni non diventassero insostenibili, dai passeggeri e dalla macchina. Per quanto riguarda noi, abbiamo temuto fortemente per le capsule dei nostri denti, che ci pareva si dovessero staccare da un momento all'altro! Per le auto.... beh, ce ne saremmo accorti in seguito! 


Tôle ondulée 



 
E che buum!


Entriamo nell'oasi in modo incredibilmente rumoroso: le marmitte (le due che ci sono ancora) sono gravemente compromesse. E' anche scoppiata una gomma, abbiamo rotto parecchie bottiglie di plastica piene di acqua, una tanica di benzina ha perso un poco del suo liquido prezioso, avvelenando parecchio cibo.

Ma siamo incredibilmente a Djanet, la perla del Tassili.

Ci rechiamo immediatamente alla gendarmeria, a comunicare il nostro arrivo, accolti dallo stupore dei poliziotti, che, informati sulle qualità delle nostre auto dai colleghi di Illizi, non pensavano che ce l'avremmo fatta entro i due giorni previsti.

L'oasi, grande e bella, è fornita di un campeggio e di un'officina.

Nel primo laveremo noi e i nostri panni, nella seconda rattopperemo le nostre auto. 



La stesa del bucato 



In realtà, non si tratta solo di rattoppi: dall'aria preoccupata di Alfio si intuisce che qualcosa di grave è accaduto: è caduto il motore, per terra, lì, in officina. I supporti elastici originari forse non erano adatti ai 100 all'ora sulla "tôle ondulée". Ma lavorando tutto il giorno con una calma incrollabile, con mezzi di una primitività inconsueta, questi meccanici riusciranno a sistemare il tutto come prima, anzi, meglio di prima, visto che i supporti ora saranno quelli di una Land Rover.


  
Meccanici al lavoro






................................ continua .............................




3 Opel nel Sahara - 4 - Jabbaren



04-08-2008


Lunedì, 21 luglio 1986

Oggi, sul far del giorno, ci aspetta una gita a Jabbaren: 15 km. di penosa salita su una pietraia ci condurranno ad una pinacoteca straordinaria, dove gli antichissimi abitanti di questi luoghi, ora ostili all'insediamento umano, popolati solo da vipere e da scorpioni, hanno fermato sulla pietra la loro storia, con abilità di artisti.



Salita a Jabbaren



Sosta lungo la salita








Vipera cornuta



Erosione eolica



Incontro con la preistoria  


 

Fungo di roccia



E così buoi, gazzelle, giraffe, ippopotami, figure danzanti di impalpabile leggerezza ci raccontano ora dalle nude rocce, in una luce abbacinante, di un Sahara verde, ricco di acqua e vegetazione.



Pitture rupestri: bufali



Pitture rupestri: figure umane





























Preghiera



Panorama da Jabbaren







Torniamo a valle, ma non abbiamo tempo per ripensare alla poesia dei graffiti e delle pitture rupestri: abbiamo i piedi fracassati dalla pietraia, e scopriamo che il radiatore di un'auto perde vistosamente acqua e sempre nella stessa auto perde la pompa della benzina.

Nel campeggio manca anche l'acqua, perchè, ci dicono, manca la corrente a causa del caldo: la spiegazione è chiara. In compenso noi siamo al buio, senz'acqua, con gli scorpioni che passeggiano per il campeggio e un po' demoralizzati.




Presenza inquietante



Notte a Djanet 




Ma poi durante la notte un vento, improvviso e fortissimo, preannunciato solo dallo stormire delle palme dell'oasi, porta con sé una pioggia inattesa e ristoratrice.


........................ continua ..............................