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La Skyway e il Monte Bianco

06-09-2015

  Non so se sia l'ottava meraviglia del mondo, ma che è una meraviglia è certo.
Siamo andati in gita, col pullman organizzato dalla Polisportiva Sci CRAsti, e fortunatamente abbiamo trovato una giornata splendida, che ci ha permesso di godere degli splendidi panorami visibili da punta Helbronner, stazione di arrivo della funivia.
Io ho preferito però fare una tappa nella stazione intermedia, il Pavillon, un po' per acclimatarmi alla quota, ma soprattutto per visitare il giardino botanico alpino Soussurea, dove si possono vedere piante provenienti non soltanto dalle Alpi, ma anche da zone fredde di tutto i mondo. Al Pavillon, oltre al giardino botanico, c
'è anche una cantina dove si possono acquistare i vini tipici delle zone alpine. E, per i maniaci dello shopping, c'è una boutique che offre articoli per alpinisti e souvenir vari.Giunti poi a punta Helbronner, a 3.462 m. di quota, non si deve perdere la visita della terrazza circolare da cui si può ammirare il panorama a 360°, anche affrontando il freddo intenso e il vento sferzante, come è capitato a noi. Nella stazione, dall'architettura altamente tecnologica di vetro e di acciaio, è poi visitabile la Sala cristalli, dove sono esposti i minerali delle Alpi e, in un'altra sala, attraverso una parete trasparente  che si apre a fronte del Monte Bianco, si può ammirare uno scenario fantastico.
I più audaci poi possono tentare l'avventura di una passeggiata sul ghiacciaio, naturalmente con le dovute cautele e con l'opportuna attrezzatura. Non come alcuni turisti, visti passeggiare allegramente sul ghiacciaio con scarpe da ginnastica, tutti intenti a scattarsi selfie, ad immortalare la loro incoscienza.
E' stata una gita memorabile.
Io, in previsione di tutto ciò, avevo portato con me la completa attrezzatura per fotografare e fare video, così ho potuto riprendere la salita in funivia e, giunto in cima, documentare con foto gli eccezionali panorami che si aprono intorno al visitatore.
Ecco il video:  
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)



Le foto panoramiche riprese dalla terrazza: 










Tutte le altre foto sono visibili a questo link




Valtournenche - La pista di rientro

11-03-2015

Un brindisi all'inizio, uno spuntino (con micio) alla fine, e in mezzo la discesa della pista di rientro in Valtournenche, con neve primaverile. Per me, la discesa più divertente della giornata.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)



Ski bike a Crissolo


09-05-2012


E per concludere questa trilogia dedicata a Crissolo, troviamo sulle sue bellissime piste sole, neve, simpatia, sci, ski bike e...... adrenalina. 
E, intorno, uno spettacolo meraviglioso sotto Sua Maestà il Monviso.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)





La "fresca" a Crissolo


06-05-2012


Dopo la "rentrée" documentata nel precedente post, siamo ritornati la settimana dopo a Crissolo dove, essendoci stata nei giorni precedenti un'abbondante nevicata, eravamo certi di ritrovare le piste in condizioni perfette. E così fu, infatti.
Ma il mio malcelato desiderio era di fare qualche bella discesa in neve fresca. Ho così convinto i miei amici a fare l'intermedia, che non era ancora stata battuta. Poichè però era trascorso troppo tempo dal termine della nevicata, molti ci avevano preceduto, ed è quindi mancato il piacere di sciare su di un manto vergine. C'erano molte tracce di precedenti passaggi, ma comunque è stata una bellissima discesa. Per me. Un po' meno per gli altri, che non si trovavano a proprio agio in fresca.
Ma tutti comunque hanno avuto la soddisfazione di superare i propri limiti, e di raggiungere indenni la stazione intermedia della seggiovia, anche con l'aiuto psicologico di un maestro che abbiamo incontrato nel corso della discesa. 
Che piacere scoprire poi che anche lui era a Crissolo, quando noi stavamo imparando su quelle piste, che anche lui era nel gruppo dei maestri, con Cesco Deflorian, quando per mancanza di neve i corsi erano stati spostati a Beulard! E' stato bello rievocare quei tempi!

Ed ecco ora la documentazione filmata, con la mia inseparabile GoPro Hero, di questa discesa.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)





Crissolo, primo amore


04-05-2012


Dedico questo filmato, che ho fatto con la mia GoPro Hero applicata al casco, a Crissolo, dove cinquant'anni fa ho imparato a sciare con l'indimenticabile maestro Cesco De Florian.
Ci sono tornato dopo tanto tempo e ho visto che l'amore che ho per questa località è tuttora giustificato, al di là delle ragioni sentimentali. E' una piccola stazione, ma ha belle piste, ben curate, poco affollate, con neve sempre farinosa e con lo spettacolo del sovrastante Monviso. E poi, se ti lasci prendere dalla nostalgia e vuoi ritrovare le piste di un tempo, che oggi la massa degli sciatori, abituata alle levigate e larghissime piste odierne, non fa più, puoi scendere, quando l'innevamento te lo consente, oltre l'intermedia, giù, nel bosco, ritrovando l'emozione di individuare il passaggio migliore tra gli alberi e le rocce, fino a raggiungere il paese di Crissolo. Una discesa entusiasmante per chi, come me, è rimasto legato al ricordo dei tracciati di un tempo.


Ritornerò qui, e mi auguro che questo sia l'anno di rilancio di questo piccolo centro. 
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)







Incidente sugli sci a Pila

19-01-2012


Martedì scorso, come al solito, con il pullman della Polisportiva, ci siamo recati a sciare a Pila, approfittando dell'ottima condizione delle piste di questa località, in questo inverno così avaro di neve. I comprensori sciistici della Val d'Aosta sono quelli che presentano attualmente le condizioni migliori, grazie alle nevicate - seppur non abbondanti - delle settimane passate. Anche l'abbassamento delle temperature ha permesso l'innevamento artificiale che, in altre località, con temperature superiori allo zero, non è stato possibile.
Così, favoriti anche da una giornata splendida, abbiamo sciato fino al tardo pomeriggio, divertendoci alla grande. 
Purtroppo però la malasorte ci ha messo lo zampino, e nel corso di quella che avrebbe dovuto essere una delle ultime discese, Elio è incorso in una caduta, evento raro, ormai,  vista la sua esperienza di ottimo sciatore. 
Si scendeva sulla pista 2 dello Chamolè, nel bosco, ormai quasi deserta, frequentata solo più dagli "irriducibili", a velocità "allegra ma non troppo". Elio, che era davanti a me, scendeva in cortoraggio, controllatissimo, come sempre. Inspiegabilmente, ad un certo punto, il suo sci destro si impuntava nella neve, l'attacco si apriva e il suo scarpone impattava violentemente al suolo, facendo sì che il suo ginocchio si piegasse verso l'interno. I legamenti, ovviamente, non hanno gradito, e il povero Elio è rimasto dolorante a terra. Vano, poi, il suo tentativo di calzare nuovamente gli sci, per scendere con i suoi mezzi: il ginocchio non lo reggeva.
Così, con la mia piccola cinepresa, la GoPro Hero, diventata compagna inseparabile di tutti i miei sport, ho dovuto documentare il mesto ritorno alla base! 
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)








Ancora... sciare!

26-02-2011


E' vero che sciando ci si può rompere le ossa, ma è pur vero che spesse volte ti rompono i...... cabbasisi (come dice Montalbano), quando trovi gente che ti taglia la strada sulle piste, che ti supera sfiorandoti e pretende poi di aver ragione. Sul momento ti arrabbi (anche perchè nel mio caso, tanti anni fa, per un idiota che veniva giù a valanga, ci ho rimesso un ginocchio), ma quando poi la cosa non ha conseguenze, allora la puoi buttare sul ridere, pensando magari a qualcosa di più piacevole.

Come in questo filmato, che ho montato proprio in seguito ad un fatto del genere:
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)









Sciare... sciare... sciare

25-02-2011


Quest'inverno mi sono divertito parecchio sugli sci. Non ho perso un'uscita del mio gruppo, abbiamo raggiunto parecchie località, tra le più belle della Val d'Aosta e del Piemonte, e grazie al nostro.... metereologo abbiamo sempre trovato condizioni splendide. In più ho comprato una nuova telecamera da applicare al casco, la GoPro Hero, che è formidabile, e fa delle riprese bellissime, anche grazie al suo obbiettivo grandangolare, che riprende un campo di 170°, annullando così le difficoltà di inquadratura.

Ho così potuto documentare alcune delle più belle discese.

Eccone due: la prima nel comprensorio di Monterosa Ski, sulla pista che scende dal passo dei Salati fino a Pianalonga, dove la scheda SD da 9 Giga che avevo mi ha mollato, non permettendomi così di continuare la ripresa fino ad Alagna, come avrei voluto.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)






La seconda mostra invece la discesa dal Plateau Rosa, a Cervinia, fino al Bontadini, attraverso il passo del Teodulo:





Alle prossime .......

Viaggio nel presepe

29-12-2011



Ho costruito questo presepe cercando di rappresentare l'orografia del territorio di Betlemme che, arroccata sulle montagne, si affaccia verso est sul deserto della Giudea, esteso sino alle sponde del Mar Morto. Purtroppo, per mancanza di spazio, mi sono dovuto fermare prima.


In realtà, il deserto della Giudea è questo:





Panoramica verso sudest del deserto della Giudea. Sullo sfondo si vede il Mar Morto.


In molti periodi della storia antica il deserto della Giudea fu un importante luogo di rifugio. Davide vi si nascose dal re Saul (1 Sam. 26:1–13). Gesù vi digiunò quaranta giorni e quaranta notti (Mat. 4:1–11; Mar. 1:12–13). Poiché chi viaggiava da solo in quest’area era una facile preda, Gesù ambientò la parabola del buon samaritano sulla strada che attraverso il deserto della Giudea va da Gerusalemme a Gerico (Luca 10:25–37).
L'interpretazione mia, invece, la vedete qui:






I diari di Mara - Viaggio nell'Hoggar - 2

02-08-2010


 25/12/1984 Martedì
 

Oggi è Natale, e noi siamo qui per terra, fra i Maruecos: più Natale di così!.... E poi l’allarme: alle 4 è già aperto il check-in per le 6, e via di corsa. Sembra impossibile: abbiamo ore di noia e di stasi assolute e poi all’improvviso siamo in ritardo!

Doro (1) fa colazione (café au lait) nel bar-squalor dell’aeroporto internazionale Boumedienne. Pic, sempre più esausto, dà i biglietti di viaggio e ci trasferiamo al gate: fuori piove, il pleut dans mon coeur comme il pleut sur la ville.

Am gira i bali. Dopo un errore di gate, con relativa corsa affannosa, finalmente si viene a sapere (via tam-tam o chissà per quale miracolo) che da qualche parte l’aereo sta per partire: uscita all’aria aperta: piove, però si respira, finalmente. Partenza alle 6,24: fra le nuvole basse si decolla (i piloti algerini pare prendano poca rincorsa, partono quasi da fermi!) e subito la caramella e poi la colazione (croissant, panino dolce con marmellata di pesca e burro e tè).

Intanto verso le 7 c’è l’alba rossa rossa tra le nuvole. Schiarendosi il cielo un po’, si vedono le prime dune al di sotto: che bello!


(1) Così viene familiarmente chiamato Alfio, dal suo secondo nome Isidoro.


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Alle 7,20 circa, a zero gradi, siamo a El Golea, bella e grande oasi in mezzo al Sahara, piena di palme.

Il Boeing 737 si ferma e si scende proprio tutti nel grazioso aeroporto, ma solo all’aperto, finalmente, dato che i biglietti li abbiamo già.


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Si riparte alle 8,20: altra corsa, altra caramella, il deserto dall’alto è bellissimo, il tempo splendido, la sabbia tanta. Dovremmo atterrare fra un’ora e un quarto a Tamanrasset.


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Atterraggio buono in un’aria fresca e pura, anzi fredda. Primo incontro con dei bei tuareg, altissimi e inturbantati, questi sì che sono uomini blu. Ci sono Toyota in attesa, ma pare che ne manchi una. Un po’ di attesa per i bagagli (qualcuno si è fregato una intera forma di parmigiano dalla cassa viveri) e poi si comincia a caricarli, noi però, perché i bei tuareg non si scompongono.


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Più o meno ci arrangiamo e saliamo in 6 (con noi i romani) più un autistino su una Toyota con il vetro della portiera bloccato. O meglio, il vetro funziona, ma è la manovella che manca. Bisogna usare la manovella dell’altro finestrino!! Trasferimento, con i bagagli cialoccanti (speriamo di non perderli!), a Tam e sosta in piazza davanti all’agenzia; spesa gigante al mercato (50 kg. o 50 frutti?, vuol sapere il venditore incredulo) di arance, datteri, patate, cipolle e pane. Dovremmo non morire di fame. Si mangia anche in una specie di ristorante (pollo e pommes frites), io in piazza “DIVIDO”, dice lui, il mio sacco di patate col Berti, che se le mangia praticamente tutte.


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Abbiamo anche comprato, scritto e spedito cartoline (ufficio postale molto efficiente, con molto personale agli sportelli, dove ti mandano chissà perché avanti e indrè dal 2 al 4).

Si riparte, sempre in 6, noi, e un nuovo autista, inturbantato di verde, autista speedy, che però guida senza patente, solo con la fotocopia, perché dice - tutto fiero - che gliel’hanno ritirata. Benissimo, va tutto bene! Ci precipitiamo verso l’Assekrem, ma la prima sosta è al camping per l’acqua.


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E precipitando, tutto dietro cialocca, l’acqua esce dalle taniche, in 4 dietro non abbiamo bisogno di tenerci. Ma poi l’unica Land Rover è in panne, ha la pompa della benzina che non va, e va avanti a passo di lumaca fino alla fine. Il nostro speedy supera tutti e siamo presto in cima alla colonna.


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Lo scenario è maestoso e bellissimo, ma mi pare di averlo già visto (non devo più guardare i libri prima). A un certo punto tutti dormono: Renato con la testa sullo schienale, Michele sulla spalla di Renato, davanti. Dietro, Andrea sulla spalla di Ginetta, Ginetta sulla mia, Doro sbatacchiando qua e là. Io lotto con i miei occhi per non chiuderli, e ci riesco….. Sempre di corsa siamo all’Assekrem, scendi di corsa e sali all’eremo di Père Foucauld, con superba vista panoramica al tramonto.


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Intanto tira vento e fa un freddo becco. Si ridiscende, dopo l’ennesima foto all’ennesimo panorama. Si torna giù e, sorpresa!, possiamo finalmente mettere per lungo materassini e sacchi a pelo. Beatrice e Rossella crollano in un sonno profondo, ma Rossella non sta tanto bene. Dopo la cena per terra con minestra piccante, lenticchie con una specie di carne, datteri secchi, panettone, alle 20,30 siamo a letto(!), distesi, dopo tante ore di veglia e di stanchezza.


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Dall’altra stanza, però, i soliti Deutsch fanno casino: qualche zittimento e poi Doro parte per il suo numero, ma la porta è chiusa e può solo batterci i pugni e uscire in qualche esclamazione natalizia: infatti dice solo “CAFONI”. Qualcuno aggiunge giustamente “STRONZI”.
(foto di Alfio Cioffi)

............continua................ 

 

Les professeurs de ski

10-03-2010


Quest'inverno, che si prolunga fin quasi alle soglie della primavera, che tanti disagi comporta alle persone nella loro vita quotidiana, è però il benvenuto per gli amanti degli sport invernali, che trovano in montagna, in questa stagione ormai avanzata, piste perfettamente innevate e neve farinosa, come solo il pieno inverno può dare.

Sono stato ospite in casa di amici al Monginevro, dove ci siamo tolti la voglia di sciare.




Action Cam


Avevo con me una piccola telecamera da applicare al casco, e così ho potuto documentare le nostre discese, facendone un DVD che scherzosamente ho intitolato "Les professeurs de ski".

L'idea me l'ha data un gruppo di sciatori che, vedendoci scendere, ci ha chiesto appunto se eravamo "professeurs de ski".

Forse non avevano ancora smaltito la sbornia della sera precedente!

Mah! Giudicate voi!



A rotta di collo dal Colletto Verde:

(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)





Pitturando sulla neve:





   

3 Opel nel Sahara - 2 - L'altopiano del Fadnoun

06-07-2008


Giovedì, 17 luglio 1986



L'alba del giorno dopo ci sorprende pieni di sonno, ma bisogna partire presto, perchè ci aspettano 430 km. di pista terribile per arrivare a Djanet e anche perchè l'autorizzazione della gendarmeria a percorrerla scadrà tra due giorni, al termine dei quali, se non ci presenteremo alla polizia di Djanet, partiranno i fonogrammi per dare inizio alle ricerche. Ma a giudicare dalle fotografie dei dispersi, che ci fanno vedere esposte nelle gendarmerie, sembra con scarsi esiti!

 

Che sonno, ragazzi!



Pronti, si parte







Che accidenti di pista!



Qui si va un po' meglio!


Non incontriamo nessuno, tranne un camion in panne, abbandonato, su questa pista di montagna. Non ci sarà il pericolo di perderci, ma di perdere le auto - o qualche loro pezzo - sì, perchè questa pista, che affronta l'altopiano del Fadnoun, evitata accuratamente da tutti i camion che provengono da nord per la sua estrema difficoltà, è terribile, tutta buchi e rocce (la sabbia, nel Sahara, copre solo il 18% del territorio), con salite e discese vertiginose. Impiegheremo 13 ore per percorrere solo 175 km., alla straordinaria media di 13 km. all'ora!


Adesso sorpasso!



Altopiano del Fadnoun



Dobbiamo andare giù da lì?!



Montagne russe nel Sahara!


Terminiamo la giornata con un insabbiamento al buio e poi, stanchi morti, ci cuociamo la solita minestrina liofilizzata. Ne mangeremmo a litri: abbiamo un enorme bisogno di liquidi, e tutti gli altri cibi che abbiamo in “dispensa” , tonno, sardine, carne in scatola, ecc...... ci fanno schifo.  Anche la frutta è fondamentale: e quando ne troviamo, e se ne trova poca, è una festa. Ci vengono ancora i brividi al pensiero dei piccoli, succosi meloncini, divisi religiosamente in sei fette!


La cena 
   

Con la luce dell'alba controlliamo i danni meccanici: le coppe dell'olio sono salve (sono il nostro incubo, prive come sono di protezioni), gli ammortizzatori sono così così, solo le marmitte sono state tartassate senza pietà!



...............................continua............................



3 Opel nel Sahara - 6 - Da Serenout a Ideles

10-09-2008


Giovedì, 24 luglio 1986


Il giorno seguente ci vede ancora lottare con gli insabbiamenti e le gomme che si bucano: la pista però è balisée, segnalata, cioè, da putrelle metalliche alte due metri, piantate verticalmente nel terreno, a intervalli di circa  10 km., e il paesaggio assume aspetti molto diversi, ora sabbioso, di una sabbia quasi nera, ora decisamente pietroso, di pietre sempre nere, stranamente arrotondate, quasi sferiche.


L'incontro più desiderato



 Il punto della situazione



 Orienteering


 Dopo qualche problema di orientamento raggiungiamo Ideles, dove comunichiamo il nostro passaggio alla Gendarmérie e proseguiamo. Tanta gente, vediamo, in quest'oasi, e tanta frutta negli orti: ci pare un miracolo di sopravvivenza in mezzo a tanta inospitale aridità.


Nell'oasi di Ideles



Ragazza tuareg
  


Fanciulla berbera 


(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)

 



La prossima tappa sarà il colle dell'Assekrem, alla quota di 2700 metri, nel massiccio dell'Atakor, dove visiteremo l'eremo di Père Foucauld, prima ricco gaudente e poi religioso e studioso, che dedicò la sua vita, fino all'estremo sacrificio, ai Tuareg.

 

L'eremo di Père Foucauld


Ma per questa sera non ci arriviamo ancora. Dopo un'altra foratura ci accampiamo lungo la pista di montagna, in parte rifatta e quindi abbastanza scorrevole.


Montagne dell'Hoggar
  


Verso l'Assekrem


La serata è splendida, l'aria limpida e tersa. Il mattino seguente sentiremo anche freddo: ci sono solo 19° e non siamo più abituati a queste basse temperature.




............................... continua ........................



3 Opel nel Sahara - 7 - L'Assekrem

04-10-2008


Venerdì, 25 luglio 1986


Si riparte: è solo ora che comincia la vera salita per l'Assekrem. Il paesaggio dell’Hoggar che ci circonda è arido, pietre e rocce dovunque, ma ogni tanto si trovano delle guelte, pozze d’acqua  contornate da una vegetazione rigogliosa e frequentate dai dromedari che pascolano (si fa per dire) tra quelle montagne. Il colore delle rocce è caldo, l’ocra domina, ma alle volte emergono tratti di basalto nero, tracce di antiche colate laviche.


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Dicevamo che inizia la salita. E che salita! Le macchine non vanno su, i motori si surriscaldano: scendiamo, ci spingiamo a vicenda, chi guida sale a zig zag sfruttando tutta la larghezza della pista per diminuire la pendenza effettiva, gli altri arrancano a piedi.

 
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le ultime rampe della pista, con le nostre tre auto parcheggiate al rifugio






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Avevamo documentato questo viaggio, oltre che con le fotografie, anche con alcuni filmati girati con una cinepresa super otto (allora le camere digitali forse non esistevano ancora). I film ottenuti, di scarsissima qualità, sono comunque dei documenti che abbiamo voluto trasferire in digitale e che vi proponiamo come “film d’epoca”. (Vedi clip video in fondo al post) 
                                                            
Nonostante le difficoltà, arriviamo abbastanza presto al colle, in tempo per rilassarci nel rifugio, sdraiati sui materassini e sui tappeti, stesi sul pavimento secondo l’usanza araba, in attesa del pranzo. Ci verrà servito prima il tè, ottimo come sempre da queste parti, e quindi il pranzo, insalata mista e omelette di patate fritte. Buonissima.

Poi, un sonnellino ristoratore che ci lascia euforici al risveglio, ottimisti su quanto ci aspetta nella prosecuzione del viaggio. E, così, in amabile conversare, trascorriamo il pomeriggio.



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Saliamo all’eremo, per il tramonto: che quiete fra quei libri, una pace profonda, un silenzio che ricrea, voglia di immergersi nella lettura di Père Foucauld!

“Je faisais le mal, mais ne l’approvais ni ne l’amais. Vous me faisez sentir, mon Dieu, un vide douloureux, une tristesse que je n’ai éprouvée qu’alors; ce besoin de solitude, de receuillement, ce trouble de l’âme, cette angoisse, cette recherche de la verité, cette prière: mon Dieu, si vous existé, faites-le moi connaitre. ........”





 E’ quasi buio, ormai, ci ritroviamo alla spicciolata al rifugio, ognuno ha preferito appartarsi .....
Pessima cena, conclusa però con la torta con la candelina per il compleanno di Bruno G., con un  gruppo di orripilanti turisti, imbarazzati, quasi osceni nella loro bionda e rosea grassezza, tra questi tuareg eleganti nelle loro morbide movenze di velluto di esseri magri e scuri.

Poi, triplice tè, l’ultimo squisito, alla menta, col guardiano del rifugio, e notte sul tetto dell’auto sotto un vento polare: impossibile scaldarsi.





Sveglia (per modo di dire: chi ha dormito?) per il rito dell’alba sull’Assekrem. Ascesa col sacco a pelo sulle spalle, si gela sul ripido sentiero.

Poi, colazione fra gli asinelli ostinati, che mangiano proprio di tutto!




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Saluti ai tuareg, e partenza per Tam.

 

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(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)

 




....................... continua .......................