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L'Isola della Tempesta


25-07-2012



Ho sempre immaginato un’isola così, come quella descritta da Ken Follett nel suo romanzo “La cruna dell’ago”.
Nei miei viaggi non l’ho mai trovata, forse anche perché nelle tempeste si preferisce non viaggiare, perdendo in questo modo il momento magico della furia degli elementi.
Bisognerebbe viverci, in un’isola così.
Non si avrebbe bisogno allora della magistrale descrizione dello scrittore, e neppure bisognerebbe ricorrere al fotomontaggio, come ho fatto io, spulciando tra le mie foto,  per vedere la spaventosa bellezza dell’Isola della Tempesta.

“………………..


      E’ per posti come questo che è stata inventata la parola “desolato”.

      L’isola è un ammasso di roccia a forma di “J” che s’innalza cupa nel mare del Nord. Sulla carta è disegnata come un mezzo manico di un bastone rotto; parallela all’equatore ma molto più a nord; col manico curvo e rotto verso Aberdeen, e col moncone spezzato, seghettato, che punta minacciosamente in direzione della lontana Danimarca. L’isola misura una decina di miglia di lunghezza. Lungo la maggior parte della costa le scogliere spuntano dal freddo mare senza la gentilezza di una spiaggia. Irritate da questa asprezza le onde si abbattono sulla roccia con furia imponente; diecimila anni di ingiurie del tempo che l’isola ignora impunemente.





     Nella parte concava della “J” il mare è più calmo, perché lì si è procurato un’accoglienza più gentile. Le maree hanno trascinato dentro la conca tanta di quella sabbia e alghe, detriti di legno, ciottoli e conchiglie, che ora, ai piedi della scogliera prima del mare, c’è una specie di spiaggia a mezzaluna.





     Ogni estate la vegetazione in cima alla scogliera fa cadere un pugno di semi sulla spiaggia, come un ricco può lanciare gli spiccioli ai mendicanti. Se l’inverno è mite e la primavera arriva presto, un po’ di semi mettono radici debolmente; ma non sono mai abbastanza robusti per fiorire e diffondere a loro volta i propri semi, e così di anno in anno la spiaggia sopravvive per elemosina.
     Sulla terra, la terra vera e propria, tenuta al riparo dal mare dalle scogliere, cresce invece e si moltiplica un po’ di verde. La vegetazione è fatta per la maggior parte di erbacce, sufficienti appena a nutrire le poche pecore ossute, ma abbastanza robuste per trattenere il terriccio sul fondo roccioso dell’isola. Ci sono dei cespugli, tutti spinosi, che fanno da tana ai conigli; e persino una macchia di intrepide conifere sul versante sottovento della collina nell’estremo lato est.













     La terra più alta è dominata dall’erica. Ogni pochi anni l’uomo – sì, perché ci vive anche un uomo – dà fuoco all’erica, in modo che ricresca l’erba e le pecore possano venire a pascolare; ma dopo un paio di anni l’erica ritorna, Dio solo sa da dove, e scaccia le pecore finché l’uomo non la brucia di nuovo.







     I conigli stanno lì perché ci sono nati; le pecore perché ce le hanno portate;  l’uomo per prendersi cura delle pecore; gli uccelli invece ci sono perché amano l’isola. Ce ne sono centinaia di migliaia: pispole selvatiche dalla lunghe gambe che fanno pip-pip-pip quando si librano in aria e pi-pi-pi quando scendono in picchiata come uno Spitfire lanciato all’assalto di un Messerschmitt nell’ombra; cornacchie, che l’uomo vede raramente ma la cui presenza è testimoniata dal gracchiare che lo tiene sveglio di notte; corvi, avvoltoi, gabbiani e tantissimi paperi; e un paio di aquile reali a cui l’uomo spara a vista, perché sa – senza curarsi di quello che gli possono dire i naturalisti e gli esperti di Edimburgo – che esse piombano addosso agli agnelli vivi e non solo alle carcasse di quelli morti. 


























     Il più frequente visitatore dell’isola è il vento. Viene soprattutto da nordest, dalle regioni popolate di fiordi, ghiacciai e iceberg; portando spesso con sé doni sgraditi di neve, raffiche di pioggia e una gelida nebbia; qualche volta invece arriva a mani vuote, solo per ululare e urlare e scatenare un inferno, sradicando i cespugli, piegando gli alberi e agitando l’intemperante oceano in un parossismo di schiuma rabbiosa. Non ha mai pace, il vento; e questo è il suo errore. Se venisse di tanto in tanto, potrebbe prendere l’isola di sorpresa e provocare dei veri danni; ma siccome c’è quasi sempre, essa ha imparato a viverci insieme. Le piante mettono radici in profondità, e i conigli si nascondono nel folto delle macchie, gli alberi crescono curvi dando le spalle alle raffiche, gli uccelli fanno il nido al riparo delle creste del terreno, e la casa dell’uomo è solida e squadrata, costruita con una maestria che conosce questo vento da tempi immemorabili.

























     La casa è fatta di grosse pietre grigie e tegole d’ardesia grigia, il colore del mare. Ha finestre piccole, porte solide e un caminetto incorniciato in legno di pino. Sorge in cima a una collina sulla punta est dell’isola, vicino al troncone seghettato del bastone da passeggio rotto. Domina la collina come una corona, imbattibile contro il vento e la pioggia, non per sfida ma per consentire all’uomo di vedere le pecore.






     C’è un’altra casa, molto simile, a quindici chilometri di distanza sul lato opposto dell’isola, vicino a quella specie di spiaggia; ma non ci vive nessuno. Una volta ci abitava un altro uomo. Pensava di saperne più dell’isola; e pensava di poter piantare avena, patate e allevare vacche. Lottò per tre anni col vento, col freddo e con il suolo prima di ammettere che aveva torto. Quando se ne andò, nessuno aveva voluto la sua casa.
















     L’isola è un posto duro. Ci resistono solo cose dure: rocce dure, erbaccia, pecore ossute, uccelli selvatici, case solide e uomini forti. Cose dure e fredde, e crudeli, aspre e aguzze, accidentate, lente e decise; fredde, dure e spietate come l’isola stessa.


     E’ per posti come questo che è stata inventata la parola “desolato”.



………………….” 











































Char à voile: analisi di un incidente

12-11-2011


Il mese scorso, proprio nell'ultimo giorno delle nostre vacanze a La Franqui, mentre scorrazzavamo con il carro a vela, mi è capitato un incidente che per fortuna non ha avuto serie conseguenze. Per combinazione stavo riprendendo con la mia telecamerina GoPro Hero, per cui sono stato in grado di documentare il tutto in questo film, che ora vi presento.

Vi avverto, alcuni mi hanno detto che secondo loro il film è troppo lungo, e che per vedere l'incidente bisogna attendere troppo tempo. Forse è vero, mi sono lasciato prendere la mano dalle scene che per me, appassionato di carro a vela, erano interessanti. Ma soprattutto non me la sono sentita di tagliare la colonna sonora che ho scelto e che, secondo me, e scusate se pecco di immodestia, si attaglia perfettamente al ritmo incalzante di una corsa nel vento. Comunque mi piacerebbe sentire l'opinione di coloro che vedranno questo film, anche se so già che questa mia aspettativa andrà delusa. So perfettamente che gli internauti non troveranno qui l'incentivo per esprimersi.

Chissà perchè c'è gente che sta decine di minuti su un post, che ci ritorna a più riprese, ma non sente il desiderio di esprimere la propria opinione. Non è certo disinteresse, altrimenti non tornerebbero. Pigrizia, allora? Fretta? Scortesia?

 Boh, chi lo sa!!!
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)






                                 

Char à voile

20-10-2011


Un altro sport che ho iniziato a praticare a La Franqui è il carro a vela. Era già da un po' di anni che avevo una mezza idea di fare il corso nella scuola di vela del campeggio. Finalmente l'anno scorso mi sono deciso, e ho frequentato il corso di primo livello. Inutile dire che mi è piaciuto molto. Dà le stesse emozioni del kite buggy, con la differenza che è meno stressante. Nel senso che hai una maggiore tranquillità, dovuta al fatto che la manovra della vela è meno impegnativa di quella del kite. Infatti basta lasciare la vela in bando e sterzare contro vento per fermarsi. La vela inoltre è sostenuta dall'albero, mentre la trazione del kite è completamente a carico delle tue braccia. Lo sforzo è notevole, e sbagliare nel direzionare il kite può comportare violenti strappi, con conseguenze che possono essere anche gravi. Insomma, con il kite non puoi rilassarti un attimo, sei sempre in tensione. 
Così quest'anno, a settembre, con il mio amico Walter, abbiamo continuato la strada intrapresa, iscrivendoci al secondo corso. E naturalmente, avendo la mia GoPro Hero, che ormai è diventata una compagna inseparabile nelle mie attività sportive, ho potuto documentare le lezioni del nostro maestro.
Dal filmato che segue potrete vedere quanto sia bello ed interessante questo sport.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)







Char à voile à La Franqui

28-01-2011

  Il primo corso di carro a vela che ho fatto a settembre a La Franqui. Divertentissimo! Ci tornerò l'anno prossimo per il ..... perfezionamento!   
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)


Corsica in kayak - 1

01-03-2008


Ritorniamo a parlare di kayak. In mare, questa volta.
Bruno, ideatore e compagno di tante avventure, mi aveva chiesto in questa occasione se ero d'accordo a rifare con lui (c'era già stato un'altra volta, l'anno precedente) un tratto della costa corsa, da Calvì ad Aiaccio, con il kayak, pagaiando in una natura straordinaria, senza altro supporto che il sacco a pelo, una tendina per gli eventuali temporali notturni, l'attrezzatura per la pesca e il necessario per cucinare il pesce. Non mi dovette convincere: l'idea era magnifica ed accettai subito con entusiasmo. Avremmo trascorso una settimana fantastica, e non vedevo l'ora di partire.
Detto fatto, ci ritrovammo la sera precedente alla partenza nel suo garage, a controllare e caricare l'attrezzatura e a definire gli ultimi particolari definibili. Il resto l'avremmo lasciato all'improvvisazione.


Preparativi


E così, il mattino successivo, abbandonata l'auto a Savona, con le canoe in spalla e l'attrezzatura nelle sacche stagne, ci imbarcammo sul traghetto che ci avrebbe portato a Calvì.


La traversata


Qui, scesi dal traghetto, sulla scogliera attigua al porto, stivammo l'attrezzatura nelle canoe e finalmente prendemmo il largo. La giornata era splendida, anche se c'era un bel vento che ci creava qualche perplessità.

Speravamo non rinforzasse.

L'avventura stava incominciando con tutti i crismi.



Preparazione alla partenza



Si parte


(le foto di "Corsica in kayak" sono state scattate da Bruno Gentile e Alfio Cioffi)



...................continua.................



Corsica in kayak - 2

29-03-2008


Ci fermammo subito dopo: in un campeggio che si affacciava sulla baia sapevamo che c’era una sorgente di acqua potabile. Dovevamo far rifornimento, in modo da essere autonomi almeno per un paio di giorni, anche se prevedevamo di trascorrere la notte sulla spiaggia dell'Argentella, dove c'era un villaggio. Se tutto andava come da programma, non ci sarebbero stati problemi, ma siccome non sapevamo quanta strada saremmo riusciti a fare, era meglio portare la nostra autonomia al massimo, tenuto conto anche delle nostre limitate possibilità di carico. Non si poteva mai sapere!


Rifornimento d'acqua



Primi approcci



Il gioco si fa duro!

 E infatti la prima sorpresa fu di lì a poco, non appena doppiammo la punta della Revellata. Superato il braccio di mare tra l’estremità della punta e l’isola antistante, apparve ai nostri occhi uno spettacolo pauroso: il mare blu inchiostro con le ochette bianche, che ci facevano capire che il vento la faceva da padrone. Del resto un po’ ce l’aspettavamo!

Ci guardammo, interdetti. Che fare? Le alternative erano soltanto due: o tornare indietro e, in attesa di un tempo migliore, ridimensionare il nostro programma, oppure rischiare e tentare di affrontare il mare e il vento, che soffiava proprio in direzione contraria alla nostra rotta.

Scegliemmo la seconda.

Eravamo ben consci che non dovevamo farci assolutamente rovesciare, poiché per fare posto al carico avevamo dovuto rinunciare ai sacchi di galleggiamento posteriori, per cui, in caso di rovesciamento, avremmo rischiato di perdere la canoa. Sì, è vero, in quel caso avremmo fatto l’eskimo, evitando così di uscire dalla canoa capovolta, ma quando il mare ti rovescia una volta, riuscirà molto più facilmente a rovesciarti una seconda, e una terza, fino a quando non ce la farai più a fare l’eskimo. Il mare non si stanca mai, tu sì! E’ una regola. E quindi bisognava assolutamente evitare il capovolgimento.

Ci accordammo, quindi: massima concentrazione, viaggiare molto vicini, l’uno dietro l’altro in modo da ripararci un poco dal vento, sotto costa ma lontano dai frangenti, darsi frequentemente il cambio a condurre, ed essere pronti ad aiutare l’altro in caso di difficoltà. E, al primo capovolgimento, rinuncia obbligatoria.

E così partimmo: a testa bassa, cercando di offrire la minor resistenza possibile al vento, respirando a fatica tra uno spruzzo e l’altro, attenti a non farci strappare la pagaia dalle mani da qualche raffica più violenta e soprattutto a non farci sorprendere da qualche onda..... anomala! E nessuna foto, ovviamente.

Fu dura, avanzavamo lentamente, ma più andavamo avanti e più prendevamo fiducia. Nei cambi, ricordo, ci guardavamo di sottecchi e senza parlare ci dicevamo: "Dai, che ce la facciamo!"



L'eden


 E così, arranca arranca, sfruttando i numerosi isolotti per riprender fiato, raggiungemmo una baia riparata, con una spiaggia sassosa, deserta. Ci parve l’Eden.

Che bello, sdraiarsi sulle rocce calde, respirare finalmente a pieni polmoni (e anche una sigaretta, per me!), rilassarsi sotto al sole e sentirne il calore, intirizziti come eravamo!

Non ci saremmo più mossi di lì!





.................... continua ................



Vento a La Franqui

12-09-2007


Quest'anno a La Franqui c'era un vento favoloso: i primi due giorni quattro/cinque beaufort.

Bisognava stare all'occhio: già un'ala da tre metri ti sollevava da terra. C'era veramente il rischio di volare, nel senso letterale del termine. Dopo il primo tentativo, coronato da un capottamento, tornato a più miti pretese, ho sfoderato il mio vecchio delta, tanto per riprendere un po' di confidenza con un vento tanto..... generoso. Talmente generoso che mi ha permesso poi di usare la mia piccola, nervosissima ala da un metro e mezzo, senza punirmi.

Ma i giorni successivi il discorso è cambiato: i beaufort sono scesi a due/tre e allora si andava a nozze con tre/quattro metri. Io ho voluto osare il Fury da sei metri ma dopo le prime due boline ho subito ridimensionato le mie pretese: non mi divertivo niente!!

Ho dato spazio allora al mio glorioso, vecchio Quadrifoil, che non tradisce mai: ed è stato divertimento puro!

(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)









(filmato di Mara Poggi)





Omaggio a Luna Rossa

08-06-2007

Fermatevi un momento.
Dedicate 5 minuti a questo quadro e a questa musica. 
Fatelo, se volete, per ritrovare in voi stessi emozioni antiche, sensazioni epiche. Troverete l'essenza dello sport, la lotta dell'uomo per superare la forza della natura, in una eterna competizione con se stesso e con gli altri uomini.
Sentimenti nobili, che sconfineranno nella delusione bruciante, nell'amarezza della sconfitta, nel pianto nascosto, sottolineato da una musica che da epica diventa struggente.
Ma subito riprende il desiderio di riscatto, l'orgoglio dell'uomo battuto ma non vinto, la volontà di lottare ancora e di risorgere per la vittoria!

Arrivederci e grazie, Luna Rossa. 


Luna Rossa
Luna Rossa 
(Alfio Cioffi, acrilico su tela, 40 x 50)



Sul kite buggy

12-08-2006


Molte volte, parlando di kiteing, mi hanno chiesto: "Ma voi volate?"
"No" - è la risposta - "Si sta con le ruote per terra, l'abilità sta proprio nel non farsi sollevare dal vento, nel trasformare la forza ascensionale  in una forza parallela al terreno, che può imprimere velocità superiori della stessa velocità del vento".
"Ma allora perchè dite: si vola!?"
Ecco, qui sta il punto, il bello del kite buggy.

Non voli con il corpo, ma è il tuo spirito che vola.

E' una sorta di identificazione inconscia con l'aquilone: sei nel vento, ne fai parte, e sali, sali, nell'azzurro o nel grigio plumbeo delle nubi, ma nella natura, felice e leggero come non mai.

Chi non può, non sa, non vuole volare con un mezzo idoneo, ecco che può farlo con lo spirito!

La sublimazione del sogno di Icaro?

Dai, non esageriamo, stiamo coi piedi per terra, noi!

E allora parliamo del lato meramente sportivo: è necessaria una certa preparazione fisica, lo sforzo per guidare e contrastare la spinta dell'aquilone è notevole, anche se con una apposita imbragatura munita di un gancio o di una puleggia ci si può vincolare al kite. Bisogna però fare molta attenzione a svincolarsi non appena la situazione diventa critica, altrimenti son guai. E' necessario conoscere il vento e imparare per gradi a pilotare gli aquiloni: dapprima quelli a due cavi e poi quelli a quattro, che derivano dai parapendii e sviluppano grandi forze di trazione. Attenzione  poi alla misura del kite e alla forza del vento, se non ci si vuole far scaraventare a terra da parecchi metri di altezza: ci vuole niente a decollare. Un anemometro tascabile è quello che ci vuole.

Bisogna infine amare il rischio: l'adrenalina scorre!!

E prudenza, prudenza, prudenza!!   







(foto di Mara Poggi)





Il primo incidente

10-08-2006


Il vento è ideale, c'è il sole, fa caldo. Vado senza tuta nè protezioni, nel vento.....





Ma c'è una raffica maligna. Ed ecco il risultato:




Botta sulla schiena ed escoriazioni varie. Troppo poco per smettere!
Però fa male.
Le ferite bruciavan come soli (per il sale). Guardo l'ora. Toh, che combinazione:
Eran le cinque.
Eran le cinque a tutti gli orologi.
Eran le cinque in punto della sera.

Garçia Lorca si rivolta nella tomba. 
"Scusa."
Bisogna provvedere. Una medicazione sommaria e via. Ma ho dimenticato la cassetta del pronto soccorso a casa. Che fare? Idea! Userò gli assorbenti di Mara. Lei non c'è, è andata a fare un giro in bici. Meglio così, eviterò prediche e raccomandazioni. Procedo alla medicazione coi suddetti ed un cerotto di carta residuato. Elimino tutte le tracce e passo alla vestizione, questa volta!

  



Si vola!!!







Mara è ritornata.
"Ciao, com'è andato il giro?"
"Bene, tu piuttosto, che cosa hai fatto con i miei assorbenti?"
Porc......, devo aver lasciato qualcosa in giro!
"Ma... niente, mi sono solo spelato un po'"
E via alle prediche e alle raccomandazioni!!!!
Ma poi grandi risate nel vedermi con i "Free Lady" applicati sulle chiappe, e foto di rito:













   Ma il massimo è stato il giorno dopo, quando, andando con il camper in farmacia a comprare qualcosa di più consono alla mia dignità, mi sono fermato a fare gasolio. Mentre stavo facendo il pieno, quel dannatissimo pannolino si è staccato, e da sotto i miei calzoni corti, è caduto tra le mie gambe, sotto lo sguardo sconcertato del benzinaio, che andava alternativamente dal pannolino alla mia barba. Almeno così mi pareva. Che fare? Raccoglierlo con un sorriso ebete o far finta di niente? Ho fatto finta di niente, limitandomi a spostarlo con un calcetto, con un'aria che doveva essere penosa.
E pagando ho dovuto sostenere lo sguardo del benzinaio, un pò ironico e un po' di compatimento.
Mi ha anche fatto venire un po' il nervoso, il cretino, ma potevo dirgli: "No, quardi, non è come pensa lei. Io sono in meno pausa"?.  E poi "meno pausa" non mi veniva in francese!

Ma chi se ne frega, poco tempo dopo, giusto il tempo di ritornare sulla spiaggia, non pensavo più a assorbenti, bende e benzinai.
Il vento è buono. Si vola!!!!!!






(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)









Emozioni


05-08-2006

C'è il vento, si parte...... Il vento è molto forte: è forse meglio cominciare con il piccolo Delta





Dopo un paio d'ore il vento cala un poco, posso quindi provare il Nasa Wing e il Quadrifoil che mi sono costruito. Volano bene, ma il Nasa è un po' difficile: quando prende il vento scarica tutta la sua potenza in modo esplosivo. Sembra che ti strappi via dal buggy, bisogna stare molto attenti.





Il Quadrifoil è invece perfetto: è progressivo e dolce, e perfettamente manovrabile. Non collassa mai e sviluppa una notevole potenza. Sono proprio soddisfatto, mi sono costruito un kite super che mi darà grandi emozioni






Il vento è calato ulteriormente: posso provare l'ultima mia realizzazione, il Dominator, che però è una delusione. E' troppo lento e pesante.  Inoltre sul bordo della finestra del vento tende a collassare ed è difficile da riprendere: non mi soddisfa. Tante ore di lavoro ..... buttate al vento! Dovrò vedere se modificando opportunamente la lunghezza delle briglie migliorerà.





Peccato che sia loffio, perchè in volo è bello





Intanto è calata la sera, per oggi basta.  "Non è ancora ora di smetterla?": è Mara che mi aspetta per la cena.








(foto di Mara Poggi e Alfio Cioffi)







C'è il buggy

06/07/2006

  



Finalmente l'ho trovato: un buggy usato che un amico veneziano, conosciuto a La Franqui, mi aveva detto di avere disponibile. "Come no, lo prendo al volo!"
Ci siamo accordati per un appuntamento al monte Petrano, dove si sarebbero svolti i campionati italiani di buggy. L'avrei potuto vedere e provare, e intanto avrei avuto l'occasione di entrare in quel mondo di gente un po' scentrata....
Ad esempio, vi racconto il mio incontro a Cervia con Francesco, istruttore di kite buggy, di kite surf, di kite ski, ecc. L'avevo già incontrato a La Franqui, dove già avevo capito il tipo.... quando tutti usavano un quattro metri, lui andava con un otto metri! Pazzo da legare, pensavo. Ma ho saputo dopo, però, che era il campione italiano di kite buggy!
Ebbene, sulla spiaggia a Cervia, ti vedo un tipo che più colorato non si può (tutti colori flu, intendiamoci!) trascinarsi, oltre alla moglie stracarica, un buggy stracarico di kite di un tot di misure, di una tavola da surf, di teli colorati per sdraiarsi sulla sabbia, di maniche a vento di tutte le fogge conosciute e di aggeggi vari (anemometri, picchetti per la sabbia, ecc. ecc.). Ma quello che più ti colpiva, in cima al mucchio, era un paio di sci completo di scarponi. Sci sulla spiaggia di Cervia!
Lui li usava per sciare sulla sabbia trainato dal vento: e che corse, e che salti!!!
Se avessi sentito una sirena, avrei pensato fosse l'ambulanza.
Se non sono pazzi non li vogliamo!
Mi sono subito trovato a mio agio......







(le foto sono di Mara Poggi)





C'è il vento

14-06-2006


Il nostro viaggio lungo il corso del Po è finito. E' finito sul mare, nel segno del vento.

Ed è il vento che costituisce il 'trait d'union' con un'altra mia passione, questa volta sportiva.
Farsi trascinare dal vento, sentirlo nelle mani: è una sensazione indescrivibile, tra le mani la forza del vento, sentire di poterla modulare e sottomettere. Con molta attenzione però, e umiltà. Non bisogna mai dimenticare che le nostre forze sono niente rispetto alle forze della natura, ed è soltanto l'intelligenza e la prudenza che rendono il confronto equo e possibile.
Il kiteing è uno sport abbastanza insolito, che 
soltanto in questi anni pare diffondersi tra gli amanti del windsurf. Io l'ho scoperto anni fa :  su una spiaggia a La Franqui, nel corso di un mio viaggio in Francia, tra Narbonne e Perpignan, quasi al confine con la Spagna.



Qui si trovavano appassionati provenienti da tutt'Europa che, utilizzando tutti i mezzi possibili, pittoreschi nell'esplosione dei colori degli aquiloni e delle vele, sfruttavano il mistral, vento che domina sul golfo del Leone. Qui si viaggiava in mare, in terra, su buggy, su tavole da surf, su tavole a ruote,  su carri a vela, persino su roller!






Era un'orgia di colori e di entusiasmo per il
vento, e ne sono  stato immediatamente rapito.
E ho cominciato.


L'apprendistato: i primi approcci, con un aquilone da bambino (però, se tira!!)







E quando le braccia sono stanche, via con le gambe.....



 Cap Leucate




Alta marea

E poi, a casa.....





(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)