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I diari di Mara - La "nostra" America - 1


13-04-2012


          L'ipotesi di un viaggio negli Stati Uniti, anche se imperniato sui parchi del lontano Ovest, mi era parsa poco attraente, soprattutto - devo ammetterlo - per un peccato di presunzione: pur non essendoci mai stata, mi pareva di conoscere già tutto di questo paese, basandomi su quell'insieme di informazioni che letture, film e racconti vari assicurano a ciascuno di noi. Così, pur nell'emozione che la prima trasvolata atlantica mi garantiva, ero partita convinta di vivere giorni non proprio esaltanti. Invece...... 






…. Già all'aeroporto Kennedy di New York abbiamo la prima sorpresa: ci avevano detto che era enorme, di una vastità in cui perdersi è inevitabile, ma la realtà pare diversa: un ovattato tunnel ci scarica dall'aereo in un lungo e tortuoso passaggio obbligato, nudo e asettico, se non fosse per le guardie armate disseminate qua e là (ecco, ecco i cappelli a larga tesa degli sceriffi!). Il passaggio sfocia poi in una enorme e altrettanto nuda sala d'attesa dove, incanalate in una ineludibile serpentina, le centinaia di passeggeri attendono il controllo dei passaporti: vietato fumare, vietato sedersi, che sia vietato anche parlare? Tutti tacciono, intimiditi e stanchi, visto che siamo in coda da due ore. Il controllo è attento e minuzioso, le domande degli addetti cadono con tono inquisitore: ma quell'America così libera dov'è? Non puoi muoverti e fermarti più a lungo del previsto, c'è sempre qualcuno in divisa che sbuca da qualche parte a darti ordini. Al recupero bagagli è tutto un affanno: devi correre, gli addetti ti tallonano, se superi un passaggio non puoi più tornare indietro, se sbagli una mossa c'è chi te lo fa subito notare. Conclusione: non ci si accorge delle decine di edifici che compongono l'aeroporto, non ci si perde; si è pilotati con mano inflessibile in un labirinto di cui non si ha la percezione.
E Alfio, indaffarato com'è, non ha il tempo nè la voglia di scattare fotografie.

Benissimo, questo viaggio promette molte sorprese.



New York - Manhattan Bridge





New York - 47th Street







continua al Grand Canyon ......



La "nostra" America - 2 - Grand Canyon



06-
04-2012


          Il viaggio vero, quello via terra, ha inizio due giorni dopo in Nevada, quando, lasciata Las Vegas con le sue attrazioni, si parte per il Grand Canyon. E l'America dei grattacieli, della fretta newyorkese, delle metropoli tentacolari, sparisce di colpo.
          Sono tante le miglia da percorrere, e paiono ancor di più con quei limiti di velocità così ridotti, che ti permettono però di assaporare paesaggi e cieli senza ostacoli nè confini, che forse potrebbero prepararti all'idea dell'immensità del canyon che stai per vedere. Ma così non è: siamo rimasti tutti senza parole quando il Canyon si è spalancato davanti ai nostri occhi e, complici i lampi di un furioso temporale, i giochi di luce del tramonto hanno trasformato questa gigantesca ed articolatissima voragine naturale in uno spettacolo cromatico senza pari.   






Storm on Grand Canyon



Vista dal Grandview Point








Mara legge "Life Along The Rim / Grand Canyon Geology"








Ci deve essere qualcosa di bello!!








   Una giovane ranger





















Papillon's Heliport


Coconino Forest dall'elicottero








Vista dall'elicottero



Il Bright Angel Trail



Il Bright Angel Trail




Vista dal Moran Point








Vista dal Desert View Point verso Ovest



Vista dal Desert View Point verso Est








    Desert View Watchtower


..... continua al Canyon de Chelly.....




































La "nostra" America - 3 - Canyon de Chelly


31-03-2012


Desert view




Il Colorado



          Pare già di aver visto il massimo, con il mitico Colorado laggiù, a quasi 2000 metri di profondità, piccolo rigagnolo giallastro, ma quando poi arrivi al Canyon de Chelly non ne sei più sicuro: il Canyon de Chelly è più raccolto, è più a misura d'uomo, lo capisci meglio, ti intimidisce di meno e ti avvolge in un'atmosfera calda e affascinante, che vive del colore intenso delle aranciate rocce strapiombanti, del ricordo degli indiani Anasazi, di cui vedi le mute ed antiche case addossate alle arditissime pareti di roccia, del verde brillante delle coltivazioni attuali dei Navajo, del calore della sabbia che calpesti.
La stessa atmosfera la percepisci anche nella Mesa Verde, dove ritrovi le antiche abitazioni degli Anasazi riunite in piccoli villaggi, protetti da vaste caverne che si aprono nelle pareti rocciose. Appaiono come cicatrici di una vita ormai estinta, tra il verde della vegetazione che ricopre rigogliosa le pareti della gola.
          Forse, il Canyon de Chelly e la Mesa Verde meritano il primo posto: è questo il massimo.



The Navajo Fortress Rock




The Junction








The Junction




    The Spider Rock


Cliff dwellings



Coyote



Antelope House ruin


                                                                              
   
   The White House cliff






   The White House

 



   The Junction ruin


   La Mesa Verde:


    
   Cliff Palace









   
   Cliff Palace





    Square Tower House (foto by Ben FrantzDale) 


... continua alla Monument Valley ...































La "nostra" America - 4 - Monument Valley

24-03-2012



         Ma poi arrivi alla Monument Valley, che ti prende con i suoi colori violenti, le forme semplici e nette dei suoi grandiosi monumenti naturali che si staccano da un accidentato terreno sabbioso su cui ti pare di vedere ancora cavalcare vecchi eroi di altrettanto vecchi film, e non sai più dire che cosa ti sia maggiormente piaciuto. 
Qualcuno modifica l’ideale classifica: alla Monument Valley spetta il primo posto.



    Road 163



    John Ford's Point




    Merrick Butte



    Gruppo del Totem Pole



   Totem Pole




    West Mitten Butte  




   Dune



   Gruppo dell'Eye of the Sun

    

    Eye of the Sun



    West Mitten Butte



    West, East and Merrick Buttes 







... continua all'Arches National Park...