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Viaggio in Tunisia - Da Tataouine a Ksar Ghilane


12-07-1982, lunedì

Colazione piccola. Partenza per Chenini, via Douiret. Attraversiamo il reg, deserto petroso con ciuffi d'erba e qualche oasina di verdissimi alberi. Bellissimo! 


               

           

          

            

          

Arrivo a Chenini, bel paesino arroccato, uno spettacolo. Giro con Ahmed: cammello al frantoio, panorama dalla moschea sul reg. Sosta in attesa del pranzo. Solite bevute d'acqua calda. Ahmed vuole che gli regaliamo delle espadrillas che non abbiamo. Ci dà allora il suo indirizzo per farsele spedire. 


Arrivo a Chenini


Chenini


             
Pranzo in un antro affumicato (insalata tunisina non mangiata per prudenza, cuscus poco piccante, dolce). 

                 

Dopo pranzo partenza verso le 15 per Ksar Ghilane, fra dune di sabbia rossiccia e ciuffi vari. Arrivo alla grande oasi, con tanti alberi. Accampamento sotto le tende berbere, tutte aperte. Bagno alla sorgente termale quasi calda, con risciacquatura finale con amuchina. Numerosi tunisini, uno chiede con aria minacciosa a Doro che fuma: Pourquoi tu ne fais pas Ramadan? Parce que je suis italien, risponde il malcapitato! 


                  


Arrivo nell'oasi di Ksar Ghilane


Bagno nella fonte termale


Sempre a bagno, è troppo bello!


Non ne vogliono sapere di uscire!


Le tende berbere

Visita dietro all'accampamento sull'erg, tutto dune con dromedari. Tramonto con cielo molto blu. Gabinetto fra le frasche: molti scarabei e insetti vari (formiche gigantesche bianche e nere), più uno scorpione. 


Le prime propaggini del Gran Erg Orientale


                    


                     


Spelacchiato..!


                             
Cena (maccheroni alla tunisina e anguria), poi a guardare le stelle sulle dune (anche qualche stella cadente). Traffici vari per preparare i letti con i materassi all'aperto. Dormito nel sacco-lenzuolo, utile al mattino contro le mosche, che sono un'infinità. Alì, l'autista, dorme sul tetto della Land, Kamel per terra.



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La pagina enigmistica - 9


19-12-2012


Ecco una serie di rebus ambientati nel Sahara:

Rebus a domanda e risposta 
(frase: 9,6; prima lettura: 1,3,4? 1,1,2,2,1)





Rebus - Naviga nel Sahara 
(frase: 8,9; prima lettura: 2,2,2,4,2,2,1,2)




In questo mi sono sbizzarrito, creando dei grafemi originali, algebrici, che, devo dire, non ho mai visto!

Rebus 
(frase: 6,2,1'3,6)





Rebus - Slalom nel Sahara 
(frase: 2,4,1'3,6)







I miei quadri - Anno 2003


24-11-2012

Dopo il 2001, anno in cui sono andato in pensione (finalmente!), mi sono dedicato con maggiore assiduità alla pittura. Un po' per il maggiore tempo libero a mia disposizione, ma anche perché ho iniziato a frequentare i corsi di pittura dell'università della terza età di Asti. Non è che abbia imparato poi molto, ma mi è stato utile come incentivo a dipingere. Ecco alcuni quadri di questo periodo.



Tramonto veneziano
(2003, olio su cartone telato, 30 x 40)


Non ho mai amato molto le nature morte. I due quadri che seguono li ho dipinti infatti a titolo di esercitazione, nell'ambito del corso che stavo frequentando.




                    Natura morta con palla di carta
                    (2003, olio su cartone telato, 40 x 30)




 Natura morta 
 (2003, olio su cartone telato, 30 x 40)


Questo è invece un quadro che ho sentito molto: le mie esperienze nel deserto del Sahara hanno lasciato tracce indelebili. Non mi sono però mai azzardato a rappresentare paesaggi sahariani. Forse perché ero conscio che non sarei mai riuscito, con la mia pittura, ad esprimere i le sensazioni indescrivibili che provi di fronte al deserto! 



           L'uomo blu 
           (2003, olio su cartone telato, 40 x 30)






I diari di Mara - Viaggio nell'Hoggar - 2

02-08-2010


 25/12/1984 Martedì
 

Oggi è Natale, e noi siamo qui per terra, fra i Maruecos: più Natale di così!.... E poi l’allarme: alle 4 è già aperto il check-in per le 6, e via di corsa. Sembra impossibile: abbiamo ore di noia e di stasi assolute e poi all’improvviso siamo in ritardo!

Doro (1) fa colazione (café au lait) nel bar-squalor dell’aeroporto internazionale Boumedienne. Pic, sempre più esausto, dà i biglietti di viaggio e ci trasferiamo al gate: fuori piove, il pleut dans mon coeur comme il pleut sur la ville.

Am gira i bali. Dopo un errore di gate, con relativa corsa affannosa, finalmente si viene a sapere (via tam-tam o chissà per quale miracolo) che da qualche parte l’aereo sta per partire: uscita all’aria aperta: piove, però si respira, finalmente. Partenza alle 6,24: fra le nuvole basse si decolla (i piloti algerini pare prendano poca rincorsa, partono quasi da fermi!) e subito la caramella e poi la colazione (croissant, panino dolce con marmellata di pesca e burro e tè).

Intanto verso le 7 c’è l’alba rossa rossa tra le nuvole. Schiarendosi il cielo un po’, si vedono le prime dune al di sotto: che bello!


(1) Così viene familiarmente chiamato Alfio, dal suo secondo nome Isidoro.


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Alle 7,20 circa, a zero gradi, siamo a El Golea, bella e grande oasi in mezzo al Sahara, piena di palme.

Il Boeing 737 si ferma e si scende proprio tutti nel grazioso aeroporto, ma solo all’aperto, finalmente, dato che i biglietti li abbiamo già.


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Si riparte alle 8,20: altra corsa, altra caramella, il deserto dall’alto è bellissimo, il tempo splendido, la sabbia tanta. Dovremmo atterrare fra un’ora e un quarto a Tamanrasset.


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Atterraggio buono in un’aria fresca e pura, anzi fredda. Primo incontro con dei bei tuareg, altissimi e inturbantati, questi sì che sono uomini blu. Ci sono Toyota in attesa, ma pare che ne manchi una. Un po’ di attesa per i bagagli (qualcuno si è fregato una intera forma di parmigiano dalla cassa viveri) e poi si comincia a caricarli, noi però, perché i bei tuareg non si scompongono.


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Più o meno ci arrangiamo e saliamo in 6 (con noi i romani) più un autistino su una Toyota con il vetro della portiera bloccato. O meglio, il vetro funziona, ma è la manovella che manca. Bisogna usare la manovella dell’altro finestrino!! Trasferimento, con i bagagli cialoccanti (speriamo di non perderli!), a Tam e sosta in piazza davanti all’agenzia; spesa gigante al mercato (50 kg. o 50 frutti?, vuol sapere il venditore incredulo) di arance, datteri, patate, cipolle e pane. Dovremmo non morire di fame. Si mangia anche in una specie di ristorante (pollo e pommes frites), io in piazza “DIVIDO”, dice lui, il mio sacco di patate col Berti, che se le mangia praticamente tutte.


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Abbiamo anche comprato, scritto e spedito cartoline (ufficio postale molto efficiente, con molto personale agli sportelli, dove ti mandano chissà perché avanti e indrè dal 2 al 4).

Si riparte, sempre in 6, noi, e un nuovo autista, inturbantato di verde, autista speedy, che però guida senza patente, solo con la fotocopia, perché dice - tutto fiero - che gliel’hanno ritirata. Benissimo, va tutto bene! Ci precipitiamo verso l’Assekrem, ma la prima sosta è al camping per l’acqua.


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E precipitando, tutto dietro cialocca, l’acqua esce dalle taniche, in 4 dietro non abbiamo bisogno di tenerci. Ma poi l’unica Land Rover è in panne, ha la pompa della benzina che non va, e va avanti a passo di lumaca fino alla fine. Il nostro speedy supera tutti e siamo presto in cima alla colonna.


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Lo scenario è maestoso e bellissimo, ma mi pare di averlo già visto (non devo più guardare i libri prima). A un certo punto tutti dormono: Renato con la testa sullo schienale, Michele sulla spalla di Renato, davanti. Dietro, Andrea sulla spalla di Ginetta, Ginetta sulla mia, Doro sbatacchiando qua e là. Io lotto con i miei occhi per non chiuderli, e ci riesco….. Sempre di corsa siamo all’Assekrem, scendi di corsa e sali all’eremo di Père Foucauld, con superba vista panoramica al tramonto.


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Intanto tira vento e fa un freddo becco. Si ridiscende, dopo l’ennesima foto all’ennesimo panorama. Si torna giù e, sorpresa!, possiamo finalmente mettere per lungo materassini e sacchi a pelo. Beatrice e Rossella crollano in un sonno profondo, ma Rossella non sta tanto bene. Dopo la cena per terra con minestra piccante, lenticchie con una specie di carne, datteri secchi, panettone, alle 20,30 siamo a letto(!), distesi, dopo tante ore di veglia e di stanchezza.


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Dall’altra stanza, però, i soliti Deutsch fanno casino: qualche zittimento e poi Doro parte per il suo numero, ma la porta è chiusa e può solo batterci i pugni e uscire in qualche esclamazione natalizia: infatti dice solo “CAFONI”. Qualcuno aggiunge giustamente “STRONZI”.
(foto di Alfio Cioffi)

............continua................ 

 

I diari di Mara - Viaggio nell'Hoggar - 3

06-08-2010


26/12/1984 Mercoledì


            Sveglia presto e ancora ascesa all’Eremo (quota quasi 3000 metri) per l’alba (io no, si sta così bene nel sacco!), ma la vedo anch’io da dove sono.


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Quattro begli asinelli si mangiano bucce d’arancia e ci seguono. Si risale in auto dopo una specie di colazione raffazzonata qua e là. Le ghirbe di capra piene d’acqua sono un sol blocco di ghiaccio. E poi si parte per Tam.


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Quasi arrivati, sosta ad un bel lago (la guelta di Afilal) nascosto fra le rocce laviche, purtroppo deturpate da graffiti di idioti, anche svedesi.


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Di nuovo via di corsa matta (Ginetta: aiuto! L’acqua, la ghirba, la giacca, il berretto, il fazzolettino….!) ed eccoci al campeggio, dove si allestisce un lauto pranzo: formaggio, pane, datteri secchi, arance. Ma poi ci beviamo anche un caffè al bar.

            Il nostro speedy-Mohamed ha perso la ruota di scorta da sotto l’auto. Pare manchi anche la benzina e che il giro si debba accorciare. Ma invece verso le 3 c’è una grande agitazione fuori dal camping: è arrivata un’auto carica di benzina e si dà il via all’operazione-travaso, con tubi di gomma, come se fosse vino: naturalmente se ne spreca anche un po’.

Intanto i tuareg non impegnati nell’operazione si fanno il tè e se lo bevono, così, tra la benzina.


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 Alle 15,30 si parte per Tamenkrest (si credeva) e invece speedy-Mohamed ci organizza un’avventura personale nell’avventura di gruppo. Infatti parte a tutta birra, superiamo tutti in breve tempo (ci vorranno 2 ore, dice lui, per arrivare alla meta) e si spalancano le porte del vuoto umano: ci siamo solo più noi, con l’uccellaccio (Ginetta) che ne prevede di tutti i colori: e se gli altri si fermassero prima? E se ci capitasse qualcosa? E se non ci trovassimo?

Troviamo vicino a un pozzo vuoto un gruppetto di tuareg, a cui Mohamed dice di avvisare quelli che arriveranno dopo che noi siamo avanti.


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E intanto il paesaggio cambia e si fa sempre più bello e più desertico, non è ancora sabbia fine, ma ce n’è già molta per terra. Noi andiamo a tutto spiano. Troviamo poi un altro gruppo su questa strada, che non è nazionale, ma “fatta dai contrabbandieri” (sic), e lì chiede se è già passata qualche Toyota (ma come è possibile, se la strada è una sola?). Alle 5,30 ci fermiamo e aspettiamo: il paesaggio è molto bello, lunare, e a un certo punto Mohamed, improvvisatosi piccola vedetta lombarda, appollaiato su rocce varie, decide di ritornare, considerato che non c’è nessuno in vista. Andiamo contro il sole basso, e decido di prestargli gli occhiali da sole perché non ci scaraventi da qualche parte e lui prima non li vorrebbe perché sono da donna, poi li mette ma dice che sono troppo scuri e non si vede niente, poi per illuminarsi accende i fari e poi, quand’è buio, si trova talmente bene che non se li leva più. Intanto da quelli del pozzo sappiamo che non è passato nessuno.


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E’ buio e finalmente vediamo dei fari venirci incontro, ma non sono loro. E poi altri, e questi sì. Ci precedono a folle velocità, ripercorriamo un sacco di km., finalmente arriviamo al campo, dove tutti ci accolgono a braccia aperte (non per altro, ma abbiamo la cassa cucina e i viveri….). Sono le 7 e ci accingiamo a preparare la cena: spaghetti col sugo (quasi schifosi), formaggi, datteri e arance: ma è tutto così buono! Siamo così affamati! Si beve grappa, che poi scompare.


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Andiamo a dormire sotto la tenda e fa freddino a Tamenkrest. Ci sono un sacco di stelle.

(foto di Alfio Cioffi)

..............continua.............