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Salviamo Les Coussoules

09-10-2011


Ecco alcune foto del campeggio Les Coussoules di La Franqui


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puledri galoppano liberi sulla spiaggia




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e simpatiche raganelle ti accolgono alla sera nelle toilettes




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Sulla spiaggia del campeggio si praticano gli sport del vento, si fanno bagni, si fanno lunghe passeggiate, a piedi, in bicicletta o a cavallo, in una natura integra che oggi è ormai difficile trovare.

Io amo definire La Franqui come "La casa del vento".

Ecco il perchè:
(per vedere il video clicca su Guarda su YouTube)





Questo è il camping municipale Les Coussoules, a La Franqui, che un capitalista francese vuole comperare per trasformarlo in un "glamping" (glamour + camping) di lusso, destinato a una clientela danarosa, con bungalow super tecnologici, piscine, parco acquatico, ristoranti, supermercato, discoteca, animazione giorno e notte. E' un'operazione che ha già fatto in altre località francesi, dove ha distrutto la natura spontanea piantando in cambio qualche centinaia di alberi. Il soggiorno in questo glamping costerà all'incirca 1000 € alla settimana! Nel camping esistente oggi, in bassa stagione, si pagano 10 € a notte! Senza contare che la spiaggia e il mare antistante, dove oggi si praticano kite surf, windsurf, kite buggy, carro a vela, e altri sport del vento, più l'equitazione, sarà riservata ai clienti che esibiranno la loro ricchezza. Non si vedranno più puledri correre liberi sulla spiaggia, gli asinelli verranno sfrattati (i ricchi non amano gli odori naturali), le raganelle che, di notte, trovi nelle toilettes, anche loro verranno eliminate. E i conigli e i leprotti di notte dove andranno? In piscina? Oppure a divertirsi sugli scivoli?
.
Si può sperare di impedire tutto questo andando sul sito

in difesa di Les Coussoules  e firmando la petizione.

Chi ha a cuore la tutela della natura, chi ama una vita

semplice ma intensa, lo faccia. Avrà la riconoscenza di 
più di 1300 persone, che per ora hanno firmato 
la petizione!

Vento a La Franqui

12-09-2007


Quest'anno a La Franqui c'era un vento favoloso: i primi due giorni quattro/cinque beaufort.

Bisognava stare all'occhio: già un'ala da tre metri ti sollevava da terra. C'era veramente il rischio di volare, nel senso letterale del termine. Dopo il primo tentativo, coronato da un capottamento, tornato a più miti pretese, ho sfoderato il mio vecchio delta, tanto per riprendere un po' di confidenza con un vento tanto..... generoso. Talmente generoso che mi ha permesso poi di usare la mia piccola, nervosissima ala da un metro e mezzo, senza punirmi.

Ma i giorni successivi il discorso è cambiato: i beaufort sono scesi a due/tre e allora si andava a nozze con tre/quattro metri. Io ho voluto osare il Fury da sei metri ma dopo le prime due boline ho subito ridimensionato le mie pretese: non mi divertivo niente!!

Ho dato spazio allora al mio glorioso, vecchio Quadrifoil, che non tradisce mai: ed è stato divertimento puro!

(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)









(filmato di Mara Poggi)





Gli ambienti del kite buggy

19-08-2006


Avrete già notato che il kite buggy deve essere praticato in luoghi particolari, poco frequentati, caratterizzati da vasti spazi aperti e assenza di ostacoli. Ciò per due ragioni: il vento deve essere teso e pulito, senza vortici provocati da eccessivi rilievi, e non ci devono essere cose o persone a tiro di aquilone. Un aquilone che piomba improvvisamente a terra può fare molto male a un malcapitato ignaro del pericolo, senza contare che i cavi tesi tagliano. Quindi alla larga!!!
Queste caratteristiche fanno sì che gli ambienti in cui si pratica questo sport siano spesse volte bellissimi, almeno per chi, come me, ami i vasti orizzonti, la natura e il silenzio.
Seguitemi: vi farò conoscere qualcuno di questi luoghi.






La Franqui: tramonti







La Franqui: alta marea







Piémanson: lo stagno dei fenicotteri





Salin de Giraud: le saline




 Piémanson:  tramonto con gabbiani lontani




 Piémanson: controluce


Anche un mio quadro può contribuire a rendere la particolare atmosfera di un notturno:



Fin d'été à Piémanson  (Alfio Cioffi, olio su cartone telato 70 x 40)




Monte Petrano: altopiano




Monte Petrano: oltre le nuvole





Quercia sul Monte Petrano





Monte Petrano: gregge




Monte Petrano: incontri




(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)





Sul kite buggy

12-08-2006


Molte volte, parlando di kiteing, mi hanno chiesto: "Ma voi volate?"
"No" - è la risposta - "Si sta con le ruote per terra, l'abilità sta proprio nel non farsi sollevare dal vento, nel trasformare la forza ascensionale  in una forza parallela al terreno, che può imprimere velocità superiori della stessa velocità del vento".
"Ma allora perchè dite: si vola!?"
Ecco, qui sta il punto, il bello del kite buggy.

Non voli con il corpo, ma è il tuo spirito che vola.

E' una sorta di identificazione inconscia con l'aquilone: sei nel vento, ne fai parte, e sali, sali, nell'azzurro o nel grigio plumbeo delle nubi, ma nella natura, felice e leggero come non mai.

Chi non può, non sa, non vuole volare con un mezzo idoneo, ecco che può farlo con lo spirito!

La sublimazione del sogno di Icaro?

Dai, non esageriamo, stiamo coi piedi per terra, noi!

E allora parliamo del lato meramente sportivo: è necessaria una certa preparazione fisica, lo sforzo per guidare e contrastare la spinta dell'aquilone è notevole, anche se con una apposita imbragatura munita di un gancio o di una puleggia ci si può vincolare al kite. Bisogna però fare molta attenzione a svincolarsi non appena la situazione diventa critica, altrimenti son guai. E' necessario conoscere il vento e imparare per gradi a pilotare gli aquiloni: dapprima quelli a due cavi e poi quelli a quattro, che derivano dai parapendii e sviluppano grandi forze di trazione. Attenzione  poi alla misura del kite e alla forza del vento, se non ci si vuole far scaraventare a terra da parecchi metri di altezza: ci vuole niente a decollare. Un anemometro tascabile è quello che ci vuole.

Bisogna infine amare il rischio: l'adrenalina scorre!!

E prudenza, prudenza, prudenza!!   







(foto di Mara Poggi)





Il primo incidente

10-08-2006


Il vento è ideale, c'è il sole, fa caldo. Vado senza tuta nè protezioni, nel vento.....





Ma c'è una raffica maligna. Ed ecco il risultato:




Botta sulla schiena ed escoriazioni varie. Troppo poco per smettere!
Però fa male.
Le ferite bruciavan come soli (per il sale). Guardo l'ora. Toh, che combinazione:
Eran le cinque.
Eran le cinque a tutti gli orologi.
Eran le cinque in punto della sera.

Garçia Lorca si rivolta nella tomba. 
"Scusa."
Bisogna provvedere. Una medicazione sommaria e via. Ma ho dimenticato la cassetta del pronto soccorso a casa. Che fare? Idea! Userò gli assorbenti di Mara. Lei non c'è, è andata a fare un giro in bici. Meglio così, eviterò prediche e raccomandazioni. Procedo alla medicazione coi suddetti ed un cerotto di carta residuato. Elimino tutte le tracce e passo alla vestizione, questa volta!

  



Si vola!!!







Mara è ritornata.
"Ciao, com'è andato il giro?"
"Bene, tu piuttosto, che cosa hai fatto con i miei assorbenti?"
Porc......, devo aver lasciato qualcosa in giro!
"Ma... niente, mi sono solo spelato un po'"
E via alle prediche e alle raccomandazioni!!!!
Ma poi grandi risate nel vedermi con i "Free Lady" applicati sulle chiappe, e foto di rito:













   Ma il massimo è stato il giorno dopo, quando, andando con il camper in farmacia a comprare qualcosa di più consono alla mia dignità, mi sono fermato a fare gasolio. Mentre stavo facendo il pieno, quel dannatissimo pannolino si è staccato, e da sotto i miei calzoni corti, è caduto tra le mie gambe, sotto lo sguardo sconcertato del benzinaio, che andava alternativamente dal pannolino alla mia barba. Almeno così mi pareva. Che fare? Raccoglierlo con un sorriso ebete o far finta di niente? Ho fatto finta di niente, limitandomi a spostarlo con un calcetto, con un'aria che doveva essere penosa.
E pagando ho dovuto sostenere lo sguardo del benzinaio, un pò ironico e un po' di compatimento.
Mi ha anche fatto venire un po' il nervoso, il cretino, ma potevo dirgli: "No, quardi, non è come pensa lei. Io sono in meno pausa"?.  E poi "meno pausa" non mi veniva in francese!

Ma chi se ne frega, poco tempo dopo, giusto il tempo di ritornare sulla spiaggia, non pensavo più a assorbenti, bende e benzinai.
Il vento è buono. Si vola!!!!!!






(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)









Emozioni


05-08-2006

C'è il vento, si parte...... Il vento è molto forte: è forse meglio cominciare con il piccolo Delta





Dopo un paio d'ore il vento cala un poco, posso quindi provare il Nasa Wing e il Quadrifoil che mi sono costruito. Volano bene, ma il Nasa è un po' difficile: quando prende il vento scarica tutta la sua potenza in modo esplosivo. Sembra che ti strappi via dal buggy, bisogna stare molto attenti.





Il Quadrifoil è invece perfetto: è progressivo e dolce, e perfettamente manovrabile. Non collassa mai e sviluppa una notevole potenza. Sono proprio soddisfatto, mi sono costruito un kite super che mi darà grandi emozioni






Il vento è calato ulteriormente: posso provare l'ultima mia realizzazione, il Dominator, che però è una delusione. E' troppo lento e pesante.  Inoltre sul bordo della finestra del vento tende a collassare ed è difficile da riprendere: non mi soddisfa. Tante ore di lavoro ..... buttate al vento! Dovrò vedere se modificando opportunamente la lunghezza delle briglie migliorerà.





Peccato che sia loffio, perchè in volo è bello





Intanto è calata la sera, per oggi basta.  "Non è ancora ora di smetterla?": è Mara che mi aspetta per la cena.








(foto di Mara Poggi e Alfio Cioffi)







C'è il buggy

06/07/2006

  



Finalmente l'ho trovato: un buggy usato che un amico veneziano, conosciuto a La Franqui, mi aveva detto di avere disponibile. "Come no, lo prendo al volo!"
Ci siamo accordati per un appuntamento al monte Petrano, dove si sarebbero svolti i campionati italiani di buggy. L'avrei potuto vedere e provare, e intanto avrei avuto l'occasione di entrare in quel mondo di gente un po' scentrata....
Ad esempio, vi racconto il mio incontro a Cervia con Francesco, istruttore di kite buggy, di kite surf, di kite ski, ecc. L'avevo già incontrato a La Franqui, dove già avevo capito il tipo.... quando tutti usavano un quattro metri, lui andava con un otto metri! Pazzo da legare, pensavo. Ma ho saputo dopo, però, che era il campione italiano di kite buggy!
Ebbene, sulla spiaggia a Cervia, ti vedo un tipo che più colorato non si può (tutti colori flu, intendiamoci!) trascinarsi, oltre alla moglie stracarica, un buggy stracarico di kite di un tot di misure, di una tavola da surf, di teli colorati per sdraiarsi sulla sabbia, di maniche a vento di tutte le fogge conosciute e di aggeggi vari (anemometri, picchetti per la sabbia, ecc. ecc.). Ma quello che più ti colpiva, in cima al mucchio, era un paio di sci completo di scarponi. Sci sulla spiaggia di Cervia!
Lui li usava per sciare sulla sabbia trainato dal vento: e che corse, e che salti!!!
Se avessi sentito una sirena, avrei pensato fosse l'ambulanza.
Se non sono pazzi non li vogliamo!
Mi sono subito trovato a mio agio......







(le foto sono di Mara Poggi)





C'è il vento

14-06-2006


Il nostro viaggio lungo il corso del Po è finito. E' finito sul mare, nel segno del vento.

Ed è il vento che costituisce il 'trait d'union' con un'altra mia passione, questa volta sportiva.
Farsi trascinare dal vento, sentirlo nelle mani: è una sensazione indescrivibile, tra le mani la forza del vento, sentire di poterla modulare e sottomettere. Con molta attenzione però, e umiltà. Non bisogna mai dimenticare che le nostre forze sono niente rispetto alle forze della natura, ed è soltanto l'intelligenza e la prudenza che rendono il confronto equo e possibile.
Il kiteing è uno sport abbastanza insolito, che 
soltanto in questi anni pare diffondersi tra gli amanti del windsurf. Io l'ho scoperto anni fa :  su una spiaggia a La Franqui, nel corso di un mio viaggio in Francia, tra Narbonne e Perpignan, quasi al confine con la Spagna.



Qui si trovavano appassionati provenienti da tutt'Europa che, utilizzando tutti i mezzi possibili, pittoreschi nell'esplosione dei colori degli aquiloni e delle vele, sfruttavano il mistral, vento che domina sul golfo del Leone. Qui si viaggiava in mare, in terra, su buggy, su tavole da surf, su tavole a ruote,  su carri a vela, persino su roller!






Era un'orgia di colori e di entusiasmo per il
vento, e ne sono  stato immediatamente rapito.
E ho cominciato.


L'apprendistato: i primi approcci, con un aquilone da bambino (però, se tira!!)







E quando le braccia sono stanche, via con le gambe.....



 Cap Leucate




Alta marea

E poi, a casa.....





(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)