Sul kite buggy

12-08-2006


Molte volte, parlando di kiteing, mi hanno chiesto: "Ma voi volate?"
"No" - è la risposta - "Si sta con le ruote per terra, l'abilità sta proprio nel non farsi sollevare dal vento, nel trasformare la forza ascensionale  in una forza parallela al terreno, che può imprimere velocità superiori della stessa velocità del vento".
"Ma allora perchè dite: si vola!?"
Ecco, qui sta il punto, il bello del kite buggy.

Non voli con il corpo, ma è il tuo spirito che vola.

E' una sorta di identificazione inconscia con l'aquilone: sei nel vento, ne fai parte, e sali, sali, nell'azzurro o nel grigio plumbeo delle nubi, ma nella natura, felice e leggero come non mai.

Chi non può, non sa, non vuole volare con un mezzo idoneo, ecco che può farlo con lo spirito!

La sublimazione del sogno di Icaro?

Dai, non esageriamo, stiamo coi piedi per terra, noi!

E allora parliamo del lato meramente sportivo: è necessaria una certa preparazione fisica, lo sforzo per guidare e contrastare la spinta dell'aquilone è notevole, anche se con una apposita imbragatura munita di un gancio o di una puleggia ci si può vincolare al kite. Bisogna però fare molta attenzione a svincolarsi non appena la situazione diventa critica, altrimenti son guai. E' necessario conoscere il vento e imparare per gradi a pilotare gli aquiloni: dapprima quelli a due cavi e poi quelli a quattro, che derivano dai parapendii e sviluppano grandi forze di trazione. Attenzione  poi alla misura del kite e alla forza del vento, se non ci si vuole far scaraventare a terra da parecchi metri di altezza: ci vuole niente a decollare. Un anemometro tascabile è quello che ci vuole.

Bisogna infine amare il rischio: l'adrenalina scorre!!

E prudenza, prudenza, prudenza!!   







(foto di Mara Poggi)





Il primo incidente

10-08-2006


Il vento è ideale, c'è il sole, fa caldo. Vado senza tuta nè protezioni, nel vento.....





Ma c'è una raffica maligna. Ed ecco il risultato:




Botta sulla schiena ed escoriazioni varie. Troppo poco per smettere!
Però fa male.
Le ferite bruciavan come soli (per il sale). Guardo l'ora. Toh, che combinazione:
Eran le cinque.
Eran le cinque a tutti gli orologi.
Eran le cinque in punto della sera.

Garçia Lorca si rivolta nella tomba. 
"Scusa."
Bisogna provvedere. Una medicazione sommaria e via. Ma ho dimenticato la cassetta del pronto soccorso a casa. Che fare? Idea! Userò gli assorbenti di Mara. Lei non c'è, è andata a fare un giro in bici. Meglio così, eviterò prediche e raccomandazioni. Procedo alla medicazione coi suddetti ed un cerotto di carta residuato. Elimino tutte le tracce e passo alla vestizione, questa volta!

  



Si vola!!!







Mara è ritornata.
"Ciao, com'è andato il giro?"
"Bene, tu piuttosto, che cosa hai fatto con i miei assorbenti?"
Porc......, devo aver lasciato qualcosa in giro!
"Ma... niente, mi sono solo spelato un po'"
E via alle prediche e alle raccomandazioni!!!!
Ma poi grandi risate nel vedermi con i "Free Lady" applicati sulle chiappe, e foto di rito:













   Ma il massimo è stato il giorno dopo, quando, andando con il camper in farmacia a comprare qualcosa di più consono alla mia dignità, mi sono fermato a fare gasolio. Mentre stavo facendo il pieno, quel dannatissimo pannolino si è staccato, e da sotto i miei calzoni corti, è caduto tra le mie gambe, sotto lo sguardo sconcertato del benzinaio, che andava alternativamente dal pannolino alla mia barba. Almeno così mi pareva. Che fare? Raccoglierlo con un sorriso ebete o far finta di niente? Ho fatto finta di niente, limitandomi a spostarlo con un calcetto, con un'aria che doveva essere penosa.
E pagando ho dovuto sostenere lo sguardo del benzinaio, un pò ironico e un po' di compatimento.
Mi ha anche fatto venire un po' il nervoso, il cretino, ma potevo dirgli: "No, quardi, non è come pensa lei. Io sono in meno pausa"?.  E poi "meno pausa" non mi veniva in francese!

Ma chi se ne frega, poco tempo dopo, giusto il tempo di ritornare sulla spiaggia, non pensavo più a assorbenti, bende e benzinai.
Il vento è buono. Si vola!!!!!!






(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)









Emozioni


05-08-2006

C'è il vento, si parte...... Il vento è molto forte: è forse meglio cominciare con il piccolo Delta





Dopo un paio d'ore il vento cala un poco, posso quindi provare il Nasa Wing e il Quadrifoil che mi sono costruito. Volano bene, ma il Nasa è un po' difficile: quando prende il vento scarica tutta la sua potenza in modo esplosivo. Sembra che ti strappi via dal buggy, bisogna stare molto attenti.





Il Quadrifoil è invece perfetto: è progressivo e dolce, e perfettamente manovrabile. Non collassa mai e sviluppa una notevole potenza. Sono proprio soddisfatto, mi sono costruito un kite super che mi darà grandi emozioni






Il vento è calato ulteriormente: posso provare l'ultima mia realizzazione, il Dominator, che però è una delusione. E' troppo lento e pesante.  Inoltre sul bordo della finestra del vento tende a collassare ed è difficile da riprendere: non mi soddisfa. Tante ore di lavoro ..... buttate al vento! Dovrò vedere se modificando opportunamente la lunghezza delle briglie migliorerà.





Peccato che sia loffio, perchè in volo è bello





Intanto è calata la sera, per oggi basta.  "Non è ancora ora di smetterla?": è Mara che mi aspetta per la cena.








(foto di Mara Poggi e Alfio Cioffi)







C'è il buggy

06/07/2006

  



Finalmente l'ho trovato: un buggy usato che un amico veneziano, conosciuto a La Franqui, mi aveva detto di avere disponibile. "Come no, lo prendo al volo!"
Ci siamo accordati per un appuntamento al monte Petrano, dove si sarebbero svolti i campionati italiani di buggy. L'avrei potuto vedere e provare, e intanto avrei avuto l'occasione di entrare in quel mondo di gente un po' scentrata....
Ad esempio, vi racconto il mio incontro a Cervia con Francesco, istruttore di kite buggy, di kite surf, di kite ski, ecc. L'avevo già incontrato a La Franqui, dove già avevo capito il tipo.... quando tutti usavano un quattro metri, lui andava con un otto metri! Pazzo da legare, pensavo. Ma ho saputo dopo, però, che era il campione italiano di kite buggy!
Ebbene, sulla spiaggia a Cervia, ti vedo un tipo che più colorato non si può (tutti colori flu, intendiamoci!) trascinarsi, oltre alla moglie stracarica, un buggy stracarico di kite di un tot di misure, di una tavola da surf, di teli colorati per sdraiarsi sulla sabbia, di maniche a vento di tutte le fogge conosciute e di aggeggi vari (anemometri, picchetti per la sabbia, ecc. ecc.). Ma quello che più ti colpiva, in cima al mucchio, era un paio di sci completo di scarponi. Sci sulla spiaggia di Cervia!
Lui li usava per sciare sulla sabbia trainato dal vento: e che corse, e che salti!!!
Se avessi sentito una sirena, avrei pensato fosse l'ambulanza.
Se non sono pazzi non li vogliamo!
Mi sono subito trovato a mio agio......







(le foto sono di Mara Poggi)





C'è il vento

14-06-2006


Il nostro viaggio lungo il corso del Po è finito. E' finito sul mare, nel segno del vento.

Ed è il vento che costituisce il 'trait d'union' con un'altra mia passione, questa volta sportiva.
Farsi trascinare dal vento, sentirlo nelle mani: è una sensazione indescrivibile, tra le mani la forza del vento, sentire di poterla modulare e sottomettere. Con molta attenzione però, e umiltà. Non bisogna mai dimenticare che le nostre forze sono niente rispetto alle forze della natura, ed è soltanto l'intelligenza e la prudenza che rendono il confronto equo e possibile.
Il kiteing è uno sport abbastanza insolito, che 
soltanto in questi anni pare diffondersi tra gli amanti del windsurf. Io l'ho scoperto anni fa :  su una spiaggia a La Franqui, nel corso di un mio viaggio in Francia, tra Narbonne e Perpignan, quasi al confine con la Spagna.



Qui si trovavano appassionati provenienti da tutt'Europa che, utilizzando tutti i mezzi possibili, pittoreschi nell'esplosione dei colori degli aquiloni e delle vele, sfruttavano il mistral, vento che domina sul golfo del Leone. Qui si viaggiava in mare, in terra, su buggy, su tavole da surf, su tavole a ruote,  su carri a vela, persino su roller!






Era un'orgia di colori e di entusiasmo per il
vento, e ne sono  stato immediatamente rapito.
E ho cominciato.


L'apprendistato: i primi approcci, con un aquilone da bambino (però, se tira!!)







E quando le braccia sono stanche, via con le gambe.....



 Cap Leucate




Alta marea

E poi, a casa.....





(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)





I Colori del Po: la mostra


26-05-2006




Presentazione

Dedico questa mostra a Marinin, uomo del Po.
Ha trascorso la sua vita sul grande fiume, dapprima come
pescatore e quindi come guida, continuando a percorrerlo
nei suoi più segreti meandri, anno dopo anno.
Ha trasmesso a tanti, che hanno avuto la fortuna
di conoscerlo e di seguirlo, l'amore per quell'ambiente.
Lo ricordo, al timone della sua barca, minuto ma forte, fiero
della sua vitalità, scrutare i movimenti dell'acqua per
individuare il passaggio migliore, abile nell'evitare i bassi
fondali sabbiosi e nello sfiorare, con un solo movimento
della barra, i bonelli fitti di canne.
E allora ti guardava, sornione, con i suoi occhi arguti,
per cogliere nei tuoi occhi l'apprensione, e ti sorrideva.
Era la sua presentazione.
E dopo, i racconti. Le descrizioni, poetiche, del lento fiume,
del casone nascosto tra i canneti, dov'era nato, di una vita
dura, per strappare il sostentamento a una natura avara,
dell'ambiente un tempo malsano, delle piene spaventose,
delle nebbie che duravano settimane intere e che, quando
si diradavano, ti discoprivano bellezze che quasi avevi
dimenticato.
Era poesia vera, viva.
Ora, pensando a Marinin, quasi sento lo sciabordio lento
dell'acqua, il frusciare del vento tra le canne. E i colori.
Ricordo i colori, che mi sono rimasti negli occhi e nel cuore.


Ho tentato di riprodurli, seppur imperfetti, sulle mie tele.


Alfio Cioffi
   



 La mostra trae ispirazione oltre che da osservazioni, fotografie e sensazioni personali dell'autore, anche dall'opera "Sua maestà il Po" di Mario Soldati e Mauro Galligani. Ove non diversamente indicato, i quadri sono ispirati a foto di Mauro Galligani.




                                                                Marinin                                                   di Padus




La prima cosa che dice è: "Diamoci del tu".

Bene.
Prende la stampa della pagina che gli ho portato e appoggiandosi alla sedia la guarda attentamente controllando un sorriso che conosco.
"Lo portava sulla faccia, il Delta". Quella faccia in bianco e nero sembra davvero una foto aerea del Delta, un groviglio di canali e fossi, di erba e canneti. La faccia è di Boscolo Marino detto "Marinin", lui incece è Boscolo Fabrizio, figlio di Marinin. 


Anche la sua faccia non scherza, ma è la faccia del Delta di oggi, quello moderno che vuole ricordare quello di allora, per creare quello di domani, di oggi.
Comincia così la mia prima discussione con un uomo che di Delta se ne intende, capisco subito che sono caduto bene, Fabrizio possiede tutte quelle caratteristiche immediate che mi aiutano a parlare con una persona, rende da subito il dialogo una chiaccherata, mi spiega cosa pensa e cosa vuole dal domani, mi invita a fare un giro sul Delta, quello vero, quello che gli "altri" non possono vedere.
Accetto.
Questo giro sul Delta mi incuriosisce, Fabrizio mi assicura che nessuno mi può portare dove lui invece.
"Dice la verità": mi aveva detto Sandro Vidali, che lo conosce bene, amici, su posizioni diverse per il Delta, identiche per le motivazioni che li spingono, ma diverse per il modo, per la via da percorrere.
Ma è di Marinin che voglio sapere, voglio che il figlio mi spieghi quell'uomo che chiunque da queste parti definisce "un mito". E lo era, veramente. Facile eleggere a simbolo del Delta un uomo che il Po lo ha mangiato da sempre, da quando è nato fino alla fine (75 anni), un uomo che impersonifica tutt'oggi l'anello di congiunzione di due lavori sul Delta, di due possibili opportunità di guadagno, di vita.
Marinin il pescatore e Marinin la guida sul Po.
Passato e futuro? O solo presente.
E' impossibile negare a questa nostra area geografica una enorme possibilità di sviluppo nell'area turistica, come impossibile resta negare la sua potenzialità economica nella pesca, la pesca dura ma ricca delle sue acque pescose e di quelle pepite che il suo basso fondale sabbioso copre: l'oro del Delta, le vongole.
Coesistenza di valori, difficoltà di matrimonio tra soluzioni, poli opposti che si attraggono.



Boscolo Marino detto "Marinin": "i lo conose anca a Nova Iork!" mi suggerisce un pescatore intento alla fusione dei piombi per le sue reti, a Pila, paese suo e di Marinin.

Marinin che ha traghettato con la sua barca quintali di turisti pionieri e pesce, che ha illustrato il fiume a Ruggero Orlando e alla famiglia tipo di "marturei" in ferie agostarole al paesello, che ha cacciato i branzini e ballato con i gabbiani.



Marinin che ballava con i gabbiani?
"Spiegami questa storia Fabrizio, verità o leggenda?"
"Un po' uno e un po' l'altro, su un isolotto c'è una piccola stele a memoria dei pescatori, e lì si posavano spesso gabbiani, due di questi qualche volta danzavano con le ali spiegate, probabilmente una danza per l'accoppiamento, e mio padre li imitava".
"........ e la leggenda?".
"Credo nasca dal fatto che con lui, danzavano sempre!".
"Sempre?".
"Ogni volta che lo vedevano.... lui dava inizio alla danza....".
"E i gabbiani?".
"Giù in pista!".

Gabbiani che ballano con Marinin?
Storie del Delta, di posti come Pila o Boccasette, Scardovari, Bonelli, qui il vento è quasi una regola, c'è il mare che soffia a due metri, incredibile se ci pensi; fai 10 chilometri nell'interno, verso Adria per capirci, e il vento te lo sogni, c'è afa d'estate, un'afa unica nel suo genere, roba da Borneo, qui invece..... il vento, i volti ben cotti e salati dei pescatori, i capelli all'indietro, c'è il vento.

                                                                                                   Olmo
Tratto dal sito "Il Portale del Delta del Po"            







L'inaugurazione della mostra 








Marinin: la presentazione

Ritratto di Marino Boscolo al timone della sua barca, tra i bonelli nei meandri
del delta
(Alfio Cioffi, olio su tela, 70 x 50)







I racconti di Marinin

27-05-2006



Marinin: i racconti 
Autoritratto con Marinin e la mia canoa sulla barca
(Alfio Cioffi, olio su tela 60 x 60, da una foto di Bruno Medico)





Dalle sorgenti a Torino

28-05-2006




 Il Po nero

Nei pressi delle sorgenti, al Pian della Regina, sulle pendici del Mon Viso
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)


  
Il Po rosso

Il fiume inizia il suo lungo viaggio in pianura, ai piedi del Mon Viso
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)




 Il Po d'argento

L'incontro con l'unica grande città del suo corso, Torino
(
Alfio Cioffi, olio su cartone telato, 35 x 50)






Il Monferrato e le risaie

29-05-2006




 Il Po viola

Il fiume, che ha già ricevuto il Pellice, la Dora Baltea e la Stura, rimane sullo sfondo, torna lontano, come se rientrasse in quello spazio remoto che si può misurare solo nel sogno, nel ricordo, o forse mai (M. Soldati)
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 40 x 50)




Risaie

Il Po, prima di distendersi nella Pianura Padana, allaga le risaie disegnando delicate scacchiere
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)



Fontanetto Po

Alcuni paesi, lungo il Po, paiono emergere dall'abbraccio delle acque.
(Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)







Una giornata sul Po

02-06-2006



Il Po rosa

E' l'alba. I cormorani hanno già iniziato la loro giornata di pesca, mentre tutto sembra ancora addormentato
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50, da una foto di autore sconosciuto)



 Nuvole sul Po

Frequentemente, d'estate, nel pomeriggio, la calura addensa nubi minacciose, drammatizzando il paesaggio
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 70 x 90, da una foto d'autore sconosciuto)




Il Po in fiamme

La luce del tramonto incendia l'orizzonte, ma già le prime ombre avanzano sull'acqua  C'è un brivido. E' la brezza? O è il Po che si scolora?
(Alfio Cioffi, olio su tela, 60 x 90, da una foto d'autore sconosciuto)




Il Po blu

Chi starà vegliando dietro quella finestra accesa, affacciata sul Po di Gnocca?
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)









Critico d'arte

30-05-2006



Ieri, domenica, sono stato gratificato dalla visita di un critico d'arte che ha avuto lusinghieri miagolii per i miei lavori. E' una grande soddisfazione, dato anche il rapporto di stima e di affetto che mi lega al critico.