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Il Sahara libico - L'Akakus

23-11-2006


Sveglia. L'Akakus ci attende.


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Noi siamo pronti, le auto come al solito non ancora.


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Ci avviciniamo all'ingresso dell'Acacus: una enorme duna, ripidissima, delimitata ai lati da bastioni rocciosi inaccessibili.


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Ci si ferma: i tuareg valutano le condizioni della sabbia, che può essere più o meno compatta a seconda dell'umidità della notte. Noi invece, esterrefatti di fronte a tanta selvaggia e grandiosa bellezza, guardiamo senza fiato lo spettacolo che ci affascina e ci intimorisce ad un tempo. Sappiamo che non si potrà più tornare indietro, la duna è troppo ripida per essere risalita.

Il silenzio è grande, nessuno parla più, si sente soltanto il sangue pulsare nelle vene.


E' il Sahara che sta entrando dentro di noi, sta catturando tutti i nostri sensi, ci fa paura, ma ci attira ineluttabilmente con la sua magia.

Senza retorica. Senza parole.

D'ora in poi parleranno soltanto più le immagini.


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(foto di Alfio Cioffi)

Ritorno all'Akakus

26-03-2007

Dromedario



Allora, dopo un lungo silenzio, riprendiamo il nostro viaggio in Libia, dall'Acacus, dove eravamo rimasti. Dopo i necessari rifornimenti, acqua e benzina, penetriamo in questa straordinaria pinacoteca.


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Immersione totale, per noi, tra i graffiti e le pitture rupestri. Per voi solo alcune immagini. Ce ne sono talmente tanti che alla fine ne sei saturo. Sono bellissimi, ma, non so perchè, non mi attirano molto. No, forse lo so il perchè: tra le pitture rupestri e lo spettacolo circostante non c'è confronto, almeno per me.




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Nonostante la mia prevenzione, non posso che rimanere ammirato di fronte a certi graffiti: questo elefante, ad esempio, è strabiliante, la sua modernità, la plasticità del movimento. E' difficile pensare che siano trascorsi millenni da quando l'ignoto artista ha inciso quest'opera. Al punto che ho avuto dei dubbi sulla sua autenticità. Mi sono però successivamente documentato e ho visto che l'opera è avallata da tutti gli studiosi. E che dire delle giraffe?


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E di queste gazzelle?


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Tra un graffito e una pittura ci sono anche le sculture: e bisogna riconoscere che la natura ci sa fare anche come scultrice.




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Questi bassorilievi, ad esempio: li trovo bellissimi!




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E arriviamo all'ultimo dell'anno. I tuareg pensano a tutto: per la cena salta fuori un capretto arrosto e noi tiriamo fuori alcune bottiglie di spumante che avevamo tenute nascoste dall'Italia, sfidando il severo divieto che vige nei paesi islamici. E così festa e balli, noi insegnamo la macarena ai tuareg, loro ci insegnano i  loro canti. Loro sembrano dei signori con tradizioni millenarie, noi dei mentecatti col cranio bendato. Che vergogna!! 




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Al mattino, noi, pronti per partire. Loro, beatamente addormentati come ghiri, smaltivano i bagordi della sera precedente. Chi sa vivere, noi o loro?


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Passiamo comunque il tempo aggirandoci nei dintorni, non è tempo sprecato!
In attesa di trasferirci nell'erg d'Ubari, un altro spettacolo straordinario ci attende.
Alla prossima.


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(foto di Alfio Cioffi)