Ritorno all'Akakus

26-03-2007

Dromedario



Allora, dopo un lungo silenzio, riprendiamo il nostro viaggio in Libia, dall'Acacus, dove eravamo rimasti. Dopo i necessari rifornimenti, acqua e benzina, penetriamo in questa straordinaria pinacoteca.


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Immersione totale, per noi, tra i graffiti e le pitture rupestri. Per voi solo alcune immagini. Ce ne sono talmente tanti che alla fine ne sei saturo. Sono bellissimi, ma, non so perchè, non mi attirano molto. No, forse lo so il perchè: tra le pitture rupestri e lo spettacolo circostante non c'è confronto, almeno per me.




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Nonostante la mia prevenzione, non posso che rimanere ammirato di fronte a certi graffiti: questo elefante, ad esempio, è strabiliante, la sua modernità, la plasticità del movimento. E' difficile pensare che siano trascorsi millenni da quando l'ignoto artista ha inciso quest'opera. Al punto che ho avuto dei dubbi sulla sua autenticità. Mi sono però successivamente documentato e ho visto che l'opera è avallata da tutti gli studiosi. E che dire delle giraffe?


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E di queste gazzelle?


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Tra un graffito e una pittura ci sono anche le sculture: e bisogna riconoscere che la natura ci sa fare anche come scultrice.




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Questi bassorilievi, ad esempio: li trovo bellissimi!




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E arriviamo all'ultimo dell'anno. I tuareg pensano a tutto: per la cena salta fuori un capretto arrosto e noi tiriamo fuori alcune bottiglie di spumante che avevamo tenute nascoste dall'Italia, sfidando il severo divieto che vige nei paesi islamici. E così festa e balli, noi insegnamo la macarena ai tuareg, loro ci insegnano i  loro canti. Loro sembrano dei signori con tradizioni millenarie, noi dei mentecatti col cranio bendato. Che vergogna!! 




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Al mattino, noi, pronti per partire. Loro, beatamente addormentati come ghiri, smaltivano i bagordi della sera precedente. Chi sa vivere, noi o loro?


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Passiamo comunque il tempo aggirandoci nei dintorni, non è tempo sprecato!
In attesa di trasferirci nell'erg d'Ubari, un altro spettacolo straordinario ci attende.
Alla prossima.


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(foto di Alfio Cioffi)



Speranza di pace

08-04-2007

Che la parola possa unire le persone e i popoli: è il pensiero che ha ispirato questo mio quadro.


Speranza di pace


                    Speranza di pace 
                          (Alfio Cioffi, olio su tela, 30 x 40)


E che tutti possano trovare una parola d'amore e di speranza, è il mio augurio per questa Pasqua.

Acqua nel deserto - 1

25-05-2007

Un bagno, in un lago, nel deserto: un'esperienza indimenticabile.
Avvenne la prima volta nell'85 , in Algeria. Viaggiavamo in camper, a luglio, con una temperatura di quasi 50°, eravamo in prossimità di Touggourt, e sapevamo che nei dintorni esisteva un lago salato. Era salato, d'accordo, ma era pur sempre acqua, e il desiderio di refrigerio era impellente!  Non avemmo alcuna difficoltà a trovarlo: appena entrati nell'oasi fummo circondati da uno stuolo di ragazzini che si offrirono di accompagnarci. Non aspettavamo altro. Dopo pochi chilometri, tra dune d'un biancore abbacinante, ecco apparire quello che sembrava un miraggio! Un lago azzurro, incredibile, incastonato in una depressione candida di sale, che, sotto il sole feroce, quasi non riuscivamo a guardare, tanto era abbagliante. 


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Prudentemente, pensavamo di immergerci con cautela, per evitare possibili congestioni o coccoloni vari, ma, non appena il livello dell'acqua ci arrivò al bacino, un fenomeno inaspettato ci sorprese. Data l'elevatissima salinità dell'acqua, il nostro corpo subì una repentina spinta verso l'alto, per cui i piedi persero il contatto con il fondo e ci ritrovammo sdraiati sull'acqua, galleggiando perfettamente, senza alcuno sforzo, nel fresco (ci parve addirittura gelido) abbraccio delle acque.


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Il bagno, indescrivibilmente piacevole, però non durò a lungo, perchè l'acqua che evaporava istantaneamente lasciava sulle parti del nostro corpo che emergevano una crosta di sale, bruciante, tutt'altro che piacevole. Usciti, dopo pochi minuti, sembravamo delle statue di sale. Ma c'erano i nostri accompagnatori che già ci avevano preannunciato un bagno purificatore nell'acqua dolce che veniva utilizzata per l'irrigazione dell'oasi. Acqua fossile, purissima, gelida, che veniva pompata dalle viscere della terra. Altra sensazione indescrivibile.


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Insomma, dovevamo fermarci poche ore, ci fermammo un giorno, convinti anche dalle insistenze dei nostri ospiti che ci offrirono, senza volere nulla in cambio, angurie, meloni dolcissimi, tè alla menta squisito, e un'ospitalità commovente.

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Ci scambiammo gli indirizzi, noi per spedir loro le fotografie, a cui tenevano molto, e loro per mandarci i loro saluti.
E l'anno dopo ricevemmo, con i loro saluti e il loro ricordo, un pacco di datteri: non erano di una qualità paragonabile a quella a cui siamo abituati noi. Ma io non ne ho mai più mangiato di così dolci: avevano il sapore dell'amicizia. 



(foto di Alfio Cioffi, salvo la seconda, scattata da un locale)  

Acqua nel deserto - 2

05-06-2007


Trovare l'acqua nel deserto non è poi un'impresa così disperata.

Basta sapere dov'è.

E anche in questo caso noi lo sapevamo.

Lasciato l'Acacus, siamo entrati nell'Erg d'Awbari, sconfinata distesa di sabbie che si estende per 900 km., sempre uguale e sempre differente, duna dopo duna. E ogni tanto, un lago, verde, contornato da palme, che si prendono la loro rivincita svettando superbe verso il cielo. Il percorso non era in alcun modo segnalato, non c'era una pista da seguire, solo alcune tracce di pneumatici, che spesso e volentieri venivano abbandonate per tracciare un nuovo percorso, deciso sul momento, da quel pazzo che guidava. Si divertiva come un matto a risalire le dune dal lato meno ripido, dove la sabbia battuta dal vento era più compatta, ad affacciarsi sulle creste con le ruote anteriori spesse volte sospese nel vuoto, per poi tuffarsi letteralmente dall'altra parte in un turbinio di sabbia soffice!! Erano bravi, indubbiamente, trattavano le toyota con la stessa familiarità con cui, immagino, avrebbero trattato un dromedario. Con una differenza, però. Le toyota erano più docili e prevedibili. Un cammello certe cose non le avrebbe tollerate!! 



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L'erg d'Ubari


Fu quindi con un certo sollievo, da parte dei più apprensivi fra noi, che le nostre guide ci proposero di continuare la ricerca dei laghi a piedi. E sì, ce n'eravamo quasi dimenticati, ma la nostra meta erano i laghi.



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 Dopo faticosi saliscendi tra le dune  (ma che soddisfazione sentire la sabbia frusciare / squittire / rotolare sotto i nostri piedi)  ecco, improvvisamente, al di là di una cresta , al fondo di quello che appariva come un anfiteatro , il primo lago. Uno spettacolo! E vi risparmio il classico smeraldo incastonato nell'oro della sabbia.


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Il lago Mandara


E al di là ancora - quanti al di là nel deserto! - il secondo lago. Sempre verde. Sempre cinto da palme. Ma più bello!!



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                              Il lago Gabraoun


Va bene che eravamo a gennaio, va bene che non faceva poi così caldo, ma chi se la perde una nuotata in questa meraviglia? Chi viene? Tu? E anche tu? Bene, siamo in tre, a bagno.....




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E dopo, persino la doccia.



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Un bagno nel Sahara? Indimenticabile!!


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(foto di Alfio Cioffi e Mara Poggi)

Echinocereus rigidissimus

10-06-2009


Le fioriture continuano: anche questo bellissimo cactus, nella mia collezione solo dall'autunno scorso, ha dimostrato il suo gradimento per l'ambiente con questo  bellissimo fiore.
L'Echinocereus rigidissimus è una pianta globoso-cilindrica, alta fino a 30 cm., spessa 4-9 cm., di rado pollonante, con 16-23 coste diritte, con areole ovali. Ha 15-23 spine radiali biancastre con sfumature rosse e brune, lunghe 6-10 mm. e disposte a pettine. Fiori diurni, da rosa brillante a magenta, lunghi 6-7 cm., all'inizio dell'estate. Temperatura minima 10°. Originaria dell'Arizona e del Messico.




Echinocereus rigidissimus


Echinocereus rigidissimus fiorito
                 Echinocereus rigidissimus


(foto di Alfio Cioffi)

Le fioriture del mese

31-07-2009


Il mese di luglio è il mese in cui le piante grasse a fioritura estiva trovano le condizioni migliori per fiorire, se solo si ha l'avvertenza di aumentare un poco la frequenza delle innaffiature. Per le mie piante, che tengo in vasetti di terracotta, il caldo intenso di questo periodo comporta una disidratazione accelerata. Quindi ogni 3, 4 giorni è bene provvedere ad innaffiarle. Oltre tutto, in fase di fioritura, le piante grasse  hanna un maggior bisogno  acqua, con l'aggiunta saltuaria di qualche fertilizzante specifico.
In definitiva, maggiori cure, ripagate però da fioriture meravigliose.  Eccone una selezione.



Crassula falcata
Crassula falcata
  


Astrophitum asterias super kabuto
Astrophitum asterias var. super kabuto



Gymnocalycium quehlianum
Gymnocalycium quehlianum



Echinopsis subdenudata
Echinopsis subdenudata



Gymnocalycium bruchii
                      Gymnocalycium bruchii



Mammillaria polythele toluca
Mammillaria polythele toluca



Tephrocactus Platyacantus deflexispinus
                      Tephrocactus platyacantus deflexispinus


Una cosa voglio aggiungere. Il dubbio che avevo a proposito dei bacelli che aveva prodotto la mia stapelia variegata si è sciolto: erano dei frutti, che ora, seccandosi, si sono aperti , liberando un gran numero di semi (deiscenti), ciascuno con un ciuffo di peli. Sono riuscito ad evitare che il vento me li portasse via, ed ora provvederò a interrarli per vedere che cosa succede.
E, infine, l'ultimo nato:


Euphorbia canariensis
                       Euphorbia canariensis


Vedi altre foto




(foto di Alfio Cioffi)

Ritorno da La Franqui

20-09-2006


Sono tornato da La Franqui.

Non ho voglia di scrivere: solo alcune immagini



La Franqui: il mare sale


DSCN4636 - Il mare sale




Piémanson: Sfumature d'acqua


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...bisogna entrare in tanta bellezza...


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Ostriche e spumante......alla vostra salute


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Perturbazione atlantica: è ora di tornare


DSCN4600 - Perturbazione atlantica a Les Coussoules



(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)



Una giornata da cani

(Racconto di Alfio Cioffi)
22-08-2006

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Stavo lavorando, la solita noia, le solite pecore (ho sentito che le chiamano così), bestie stupide che mangiano e cagano tutto il giorno. Bah, non se ne può più! Per fortuna che ogni tanto mi prendo qualche distrazione che il capo, che mi fa gli occhi dolci, mi permette.

L'altro ieri, ad esempio, ti vedo arrivare una di quelle foto050piccole case, puzzolenti e rumorose, con le ruote, che si ferma in quella zona grigia, in mezzo al prato, dove di solito arrivano gli umani, con le loro scatole su ruote, altrettanto rumorose e puzzolenti. Bene, vedo scendere due umani, un maschio e una femmina (gli umani non ho ancora capito come si chiamino: le pecore le chiamano sempre pecore, quelli invece si chiamano con nomi sempre diversi. Una confusione!!!) Ad esempio, questi due appena arrivati, si chiamano tra loro Alfio e Mara. Alfio e Mara mi sembrano subito simpatici, mi guardano da lontano con interesse e hanno l'odore degli umani buoni, ma non si sa mai! Per ora la coda continuo a tenerla tra le gambe, è meglio non dare subito confidenza.

Sbircio il capo, che ha già visto tutto e ha capito le mie intenzioni (è molto furbo e intelligente, non per niente è il capo), e lui fa finta di niente. Il bonaccione! Così trotterello fino a raggiungere Mara e Alfio. Che bello, mi accarezzano (dietro alle orecchie mi piace tanto), mi fanno tante coccole, e soprattutto non mi chiamano Bobi. Odio sentirmi chiamare Bobi. Va bene, qui mi chiamano sempre con degli urlacci o
al massimo, quando quelli che chiamano pastori non sono incazzati, con un fischio, ! Ma Bobi no!!!!

E invece Mara comincia a chiamarmi Petra: è bello Petra, nessuno mi ha mai chiamata così. E poi dice con una voce così dolce "Petra, vieni qui, hai fame?" E la coda mi scappa, ecco che comincia a muoversi di qua e di là. Ferma, aspetta, non è ancora il momento. Ti ricordi quante legnate ho preso quando già pensavo di potermi fidare?

foto003Però guardo Mara con gli occhi dolci, e lei entra nella casa e esce con dei pezzi di carne. Sai, quella carne piatta, rotonda, con tanti puntini di grasso e con la pelle. Mi piace da uomo! Mangio e lascio andare la coda: faccia pure quel che vuole! foto037E poi mi accoccolo vicino a Mara, lei mi accarezza, mi parla, e io mi sento bene, sono un cane felice!




Intanto il maschio, quello che si chiama Alfio, vedo che ha uno di quei carretti strani, con solo tre ruote, che corrono sempre dietro velocissimi a quegli uccelli tutti colorati che sono infidi. Quando sono a terra sembrano morti, tutti molli, ma improvvisamente si gonfiano e partono come enormi foglie sollevate dal vento. Qui se ne vedono spesso. Però sono strani: quando l'uccello si ferma, perchè anche il 


foto013carretto si ferma? Perchè non approfitta del momento per saltargli addosso? Mah! Una volta mi facevano paura, ma ora mi sono abituata a vederli e a stare a debita distanza. Soprattutto quando si posano per terra. Tutti gli altri uccelli lo fanno meglio. Quelli no, sono goffi, non sono ancora capaci: eppure son grandi! Bah, fatti loro!


Voglio godermi questi momenti: Mara è sempre più dolce,

foto040mi toglie dal pelo tutti quei riccetti che non c'è verso a staccarli, ma lei con quelle zampette da umano è molto brava. No, dalla coda no, ce ne sono troppi e mi fai male. E poi è inutile, basta correre dietro a quelle antipatiche di pecore, che si vanno a ficcare in mezzo ai cespugli, che ti trovi la coda di nuovo piena! Mara però è intelligente, ha capito che mi fa male  e non lo fa più.

foto002 Ci credereste?  Ho passato tutta la giornata, fino al tramonto, con Mara. Lei poi ha cominciato a guardare tanti fogli di carta l'uno sull'altro. Sembra che si dica leggere. E io stavo sempre meglio, accoccolata ai suoi piedi, dormicchiavo, ogni tanto la guardavo e anche lei mi guardava, le pecore erano distanti, non le vedevo nemmeno più, il capo non mi aveva chiamato....

Una giornata magnifica. Non ne ricordavo 

una uguale.
foto004_bisPoi ho sentito il capo che mi chiamava. Sono corsa via e ho passato la notte con le pecore. Ma al mattino, quando le pecore sono uscite, io sono ritornata vicino alla casa di Mara. Non c'era ancora nessun rumore. Dormivano.  Ma dopo poco sono usciti, mi hanno fatto un sacco di feste e mi hanno dato da mangiare: hanno detto che mi davano la colazione. La colazione è una cosa buona: biscotti e latte. Ma non era di pecora.

Un' altra giornata bellissima, come il giorno prima.



E poi, verso sera, sono arrivati tutti. Il mio branco. Il capo con gli altri due. Mi veniva da ridere a pensare a quelle stupide pecore che erano rimaste sole: chissà dove sarebbero andate a ficcarsi!

Il capo intanto mi ha subito pisciato addosso: odoravo troppo di umani!


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Ma poi è stato lì buono buono e si son presi tutti la loro razione di cibo. Io guardavo Mara e pensavo: Ma come, ti sei dimenticata di me?

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Ma non era così, mi ha subito dato un biscotto e una carezza.

Poi sono partiti. Hanno detto: "Ciao, Petra", e quando gli umani dicono ciao poi se ne vanno.

Li guardavo e pensavo a come sarebbe stato bello vivere con loro. Se loro si fossero fermati lì, nel prato, e fossero venuti a dormire con me, con le pecore, che bello!

Io no, io non avrei potuto vivere in quella casa sulle ruote, su quelle strisce grigie che portano lontano.

E poi le pecore. Sì, va be', sono antipatiche, ma sono le mie pecore, il mio lavoro. Non potrei lasciarle.

La casa si allontanava, ma io ho visto che Mara, laggiù, agitava una zampa e mi diceva: "Ciao Petra".  




(foto di Mara Poggi e Alfio Cioffi)