Ski bike a Crissolo


09-05-2012


E per concludere questa trilogia dedicata a Crissolo, troviamo sulle sue bellissime piste sole, neve, simpatia, sci, ski bike e...... adrenalina. 
E, intorno, uno spettacolo meraviglioso sotto Sua Maestà il Monviso.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)





La "fresca" a Crissolo


06-05-2012


Dopo la "rentrée" documentata nel precedente post, siamo ritornati la settimana dopo a Crissolo dove, essendoci stata nei giorni precedenti un'abbondante nevicata, eravamo certi di ritrovare le piste in condizioni perfette. E così fu, infatti.
Ma il mio malcelato desiderio era di fare qualche bella discesa in neve fresca. Ho così convinto i miei amici a fare l'intermedia, che non era ancora stata battuta. Poichè però era trascorso troppo tempo dal termine della nevicata, molti ci avevano preceduto, ed è quindi mancato il piacere di sciare su di un manto vergine. C'erano molte tracce di precedenti passaggi, ma comunque è stata una bellissima discesa. Per me. Un po' meno per gli altri, che non si trovavano a proprio agio in fresca.
Ma tutti comunque hanno avuto la soddisfazione di superare i propri limiti, e di raggiungere indenni la stazione intermedia della seggiovia, anche con l'aiuto psicologico di un maestro che abbiamo incontrato nel corso della discesa. 
Che piacere scoprire poi che anche lui era a Crissolo, quando noi stavamo imparando su quelle piste, che anche lui era nel gruppo dei maestri, con Cesco Deflorian, quando per mancanza di neve i corsi erano stati spostati a Beulard! E' stato bello rievocare quei tempi!

Ed ecco ora la documentazione filmata, con la mia inseparabile GoPro Hero, di questa discesa.
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)





Crissolo, primo amore


04-05-2012


Dedico questo filmato, che ho fatto con la mia GoPro Hero applicata al casco, a Crissolo, dove cinquant'anni fa ho imparato a sciare con l'indimenticabile maestro Cesco De Florian.
Ci sono tornato dopo tanto tempo e ho visto che l'amore che ho per questa località è tuttora giustificato, al di là delle ragioni sentimentali. E' una piccola stazione, ma ha belle piste, ben curate, poco affollate, con neve sempre farinosa e con lo spettacolo del sovrastante Monviso. E poi, se ti lasci prendere dalla nostalgia e vuoi ritrovare le piste di un tempo, che oggi la massa degli sciatori, abituata alle levigate e larghissime piste odierne, non fa più, puoi scendere, quando l'innevamento te lo consente, oltre l'intermedia, giù, nel bosco, ritrovando l'emozione di individuare il passaggio migliore tra gli alberi e le rocce, fino a raggiungere il paese di Crissolo. Una discesa entusiasmante per chi, come me, è rimasto legato al ricordo dei tracciati di un tempo.


Ritornerò qui, e mi auguro che questo sia l'anno di rilancio di questo piccolo centro. 
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)







I miei quadri - Anni '83 e '88


28-04-2012


Durante una vacanza in Spagna, nell'83, siamo approdati col nostro camper al campeggio Almanzora, nuovo, appena costruito, a Vera Playa. Il mare era bellissimo, il luogo ancora poco frequentato: si stava divinamente bene. Ma la cosa che più mi colpiva erano le strutture del campeggio. Costruzioni moderne, dalle linee semplici ed essenziali, di un candore abbagliante, accentuato ancora dal sole del sud della Spagna. Erano talmente belle che mi venne voglia di dipingerle. Purtroppo non avevo con me il necessario, e nel paesino più vicino non trovai niente di meglio di una scatola di acquerelli per bambini e qualche pennello spelacchiato. Anche la carta non era di qualità, infatti negli anni si è ingiallita e così i quadri hanno perso quella che, per me, era la qualità principale. La luce.


Ho comunque conservato alcuni di questi acquerelli, che mi ricordano il sole, la luce, ed il mare dell'Andalusia, anche se il mare non si vede!




Almanzora 1

(1983, acquerello su carta, 12 x 20) 




Almanzora 2

(1983, acquerello su carta, 12 x 20)




Almanzora 3
(1983, acquerello su carta, 12 x 20)




Almanzora 4
(1983, acquerello su carta, 12 x 20)


In quegli anni mi interessava molto la costruzione di vetrate: purtroppo però, documentandomi sulla tecnica relativa, ho visto che avrei dovuto avere a disposizione prima di tutto uno spazio che non avevo, poi avrei dovuto imparare a saldare il ferro, cosa che non avevo mai fatto, e poi avrei dovuto acquistare un'attrezzatura abbastanza costosa. Tutti questi fattori mi convinsero a desistere, ma l'interesse rimase, per cui ripiegai sulla pittura su vetro. Feci i due quadri seguenti, che però non mi dissero gran che. Così abbandonai la strada appena intrapresa, anche perchè nel frattempo avevo ripreso un'antica passione. Il modellismo. 
Anni prima avevo costruito alcuni modelli di alianti, ma ora la mia curiosità si rivolgeva al modellismo navale statico. Gli anni 90 li dedicai alla costruzione di alcuni velieri. Li vedremo nei prossimi post.



                  Tuareg
                  (1988, glass color e lead liner su vetro, 30 x 24)



 Vetrata
 (1988, glass color e lead liner su vetro, 26 x 30)

continua: Anni '90

La cena al Bric


25-04-2012


Immaginate un pullman che viaggia sulle colline dell'astigiano alla ricerca del Bric.
Immaginate che su questo pullman ci siano degli attempati sciatori con le loro signore.
Immaginate che non stiano andando a sciare, ma che vadano alla cena sociale di fine stagione.
Immaginate che il pullman non possa inerpicarsi sulla strada ripida e stretta che porta al ristorante e che scarichi gli attempati sciatori a valle.
Immaginate gli stessi che, pur con le gambe buone e pur avvezzi alle fatiche dello sci, almeno per andare a cena.......... non vorrebbero faticare.
Immaginate che, conclusa la cena, il tasso alcoolico medio dei partecipanti sia di gran lunga superiore allo 0,5.   
Immaginate infine che, dopo cena, nella notte scura, le signore, sui loro tacchi, sulla ripida discesa, rischino di rotolare a valle!
Bene, ora che avete immaginato tutto questo, avete il quadro preciso che mi ha ispirato questa animazione:
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)




Il nido delle cince


16-04-2012




          L'anno scorso, il nido artificiale che avevamo sistemato su un albero in giardino, è stato occupato da una coppia di cince. Io e mia moglie avevamo cominciato a vedere un andirivieni degli uccellini, che portavano rametti e peli (dei miei gatti, presumo) per costruirsi il nido. Dopo alcuni giorni si vedeva soltanto più una cincia che portava continuamente del cibo, evidentemente per nutrire l'altra, occupata a covare. Quando poi abbiamo rivisto entrambe le cince entrare ed uscire dal nido, è stato chiaro: erano nati i piccoli. 
E infatti, da quel momento, abbiamo cominciato a sentire un pigolio, dapprima sommesso, e poi, col passare dei giorni, sempre più prepotente. I piccoli crescevano, ed aumentava il loro bisogno di cibo. Era incredibile vedere con quale ritmo i genitori si alternavano a portare cibo, dall'alba fino al tramonto, incessantemente.
E finalmente, dopo alcuni giorni, abbiamo visto i piccoli affacciarsi dal nido, col becco spalancato. A questo punto ho pensato che sarebbe stato interessante fotografarli e così ho sistemato la macchina fotografica sul cavalletto, mimetizzata dietro alle tende del balcone, in modo da non spaventare le cince, che avrebbero potuto altrimenti abbandonare il nido.
Con la massima cautela sono riuscito a scattare delle immagini interessanti, che mostrano sia l'impegno dei genitori, sia la prepotenza dei piccoli affamati!

        Anche quest'anno abbiamo messo, oltre al cibo, durante tutto l'inverno, anche il nido, ma fin'ora non abbiamo notato alcun movimento intorno. Secondo me la colpa è dei miei gatti che frequentano con insolito interesse il balcone e, pur distanti, dimostrano di essere interessati all'andirivieni degli uccellini. Per il prossimo anno dovremo prendere dei provvedimenti: o cambiare sistemazione al nido, o impedire l'accesso al balcone ai gatti. Ma questa non è un'impresa facile. I gatti sono sempre gatti! 


continua............





I diari di Mara - La "nostra" America - 1


13-04-2012


          L'ipotesi di un viaggio negli Stati Uniti, anche se imperniato sui parchi del lontano Ovest, mi era parsa poco attraente, soprattutto - devo ammetterlo - per un peccato di presunzione: pur non essendoci mai stata, mi pareva di conoscere già tutto di questo paese, basandomi su quell'insieme di informazioni che letture, film e racconti vari assicurano a ciascuno di noi. Così, pur nell'emozione che la prima trasvolata atlantica mi garantiva, ero partita convinta di vivere giorni non proprio esaltanti. Invece...... 






…. Già all'aeroporto Kennedy di New York abbiamo la prima sorpresa: ci avevano detto che era enorme, di una vastità in cui perdersi è inevitabile, ma la realtà pare diversa: un ovattato tunnel ci scarica dall'aereo in un lungo e tortuoso passaggio obbligato, nudo e asettico, se non fosse per le guardie armate disseminate qua e là (ecco, ecco i cappelli a larga tesa degli sceriffi!). Il passaggio sfocia poi in una enorme e altrettanto nuda sala d'attesa dove, incanalate in una ineludibile serpentina, le centinaia di passeggeri attendono il controllo dei passaporti: vietato fumare, vietato sedersi, che sia vietato anche parlare? Tutti tacciono, intimiditi e stanchi, visto che siamo in coda da due ore. Il controllo è attento e minuzioso, le domande degli addetti cadono con tono inquisitore: ma quell'America così libera dov'è? Non puoi muoverti e fermarti più a lungo del previsto, c'è sempre qualcuno in divisa che sbuca da qualche parte a darti ordini. Al recupero bagagli è tutto un affanno: devi correre, gli addetti ti tallonano, se superi un passaggio non puoi più tornare indietro, se sbagli una mossa c'è chi te lo fa subito notare. Conclusione: non ci si accorge delle decine di edifici che compongono l'aeroporto, non ci si perde; si è pilotati con mano inflessibile in un labirinto di cui non si ha la percezione.
E Alfio, indaffarato com'è, non ha il tempo nè la voglia di scattare fotografie.

Benissimo, questo viaggio promette molte sorprese.



New York - Manhattan Bridge





New York - 47th Street







continua al Grand Canyon ......



La "nostra" America - 2 - Grand Canyon



06-
04-2012


          Il viaggio vero, quello via terra, ha inizio due giorni dopo in Nevada, quando, lasciata Las Vegas con le sue attrazioni, si parte per il Grand Canyon. E l'America dei grattacieli, della fretta newyorkese, delle metropoli tentacolari, sparisce di colpo.
          Sono tante le miglia da percorrere, e paiono ancor di più con quei limiti di velocità così ridotti, che ti permettono però di assaporare paesaggi e cieli senza ostacoli nè confini, che forse potrebbero prepararti all'idea dell'immensità del canyon che stai per vedere. Ma così non è: siamo rimasti tutti senza parole quando il Canyon si è spalancato davanti ai nostri occhi e, complici i lampi di un furioso temporale, i giochi di luce del tramonto hanno trasformato questa gigantesca ed articolatissima voragine naturale in uno spettacolo cromatico senza pari.   






Storm on Grand Canyon



Vista dal Grandview Point








Mara legge "Life Along The Rim / Grand Canyon Geology"








Ci deve essere qualcosa di bello!!








   Una giovane ranger





















Papillon's Heliport


Coconino Forest dall'elicottero








Vista dall'elicottero



Il Bright Angel Trail



Il Bright Angel Trail




Vista dal Moran Point








Vista dal Desert View Point verso Ovest



Vista dal Desert View Point verso Est








    Desert View Watchtower


..... continua al Canyon de Chelly.....




































La "nostra" America - 3 - Canyon de Chelly


31-03-2012


Desert view




Il Colorado



          Pare già di aver visto il massimo, con il mitico Colorado laggiù, a quasi 2000 metri di profondità, piccolo rigagnolo giallastro, ma quando poi arrivi al Canyon de Chelly non ne sei più sicuro: il Canyon de Chelly è più raccolto, è più a misura d'uomo, lo capisci meglio, ti intimidisce di meno e ti avvolge in un'atmosfera calda e affascinante, che vive del colore intenso delle aranciate rocce strapiombanti, del ricordo degli indiani Anasazi, di cui vedi le mute ed antiche case addossate alle arditissime pareti di roccia, del verde brillante delle coltivazioni attuali dei Navajo, del calore della sabbia che calpesti.
La stessa atmosfera la percepisci anche nella Mesa Verde, dove ritrovi le antiche abitazioni degli Anasazi riunite in piccoli villaggi, protetti da vaste caverne che si aprono nelle pareti rocciose. Appaiono come cicatrici di una vita ormai estinta, tra il verde della vegetazione che ricopre rigogliosa le pareti della gola.
          Forse, il Canyon de Chelly e la Mesa Verde meritano il primo posto: è questo il massimo.



The Navajo Fortress Rock




The Junction








The Junction




    The Spider Rock


Cliff dwellings



Coyote



Antelope House ruin


                                                                              
   
   The White House cliff






   The White House

 



   The Junction ruin


   La Mesa Verde:


    
   Cliff Palace









   
   Cliff Palace





    Square Tower House (foto by Ben FrantzDale) 


... continua alla Monument Valley ...