La "nostra" America - 7 - Yellowstone


22-02-2012



         Yellowstone Park è all’altezza della sua fama, ma forse proprio perché tanto famoso sorprende meno: ci si aspetta molto, si ha molto, ma la sua aria nordica non è così nuova per chi abbia familiarità con i paesaggi alpini. Però, come dimenticare gli animali che lo popolano, la selvaggia bellezza delle cascate, i fenomeni vulcanici che lo caratterizzano e la spettrale presenza di quelle migliaia di alberi scheletriti vittime dell’incendio di due anni fa? Un’idea così palpabile della morte non la ritrovi forse nemmeno alla Death Valley……………

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Gli alberi bruciati nell'incendio del 1988


dia230a  XX - Yellowstone National Park
Mammoth Hot Springs Terraces


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Mammoth Hot Springs Terraces


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I cervi hanno passato la notte al calduccio!


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Mammoth Hot Springs


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Piscina termale


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Sorgenti termali


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Un geyser erutta tra le sorgenti termali


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La "timetable" dell'Old Faithful Geyser


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I turisti in attesa dell'eruzione...


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.... e l'Old Faithful, puntuale, li accontenta


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Relax sulle rive del lago Yellowstone


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Mamma alce con il cucciolo che gioca


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Bisonti al pascolo sulla riva dello Yellowstone river


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Bisonte solitario
Un attimo dopo aver scattato questa foto, il bisonte si è avviato verso di me con aria minacciosa. Fuga!!!


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                              Lower Falls e Yellowstone river


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Lower Falls


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Mara risale faticosamente dalla Lower Falls


... continua alla Death Valley ...

La "nostra" America - 8 - Death Valley e Sequoia National Park



15-
02-2012

         Un’idea così palpabile della morte, come quella data dagli alberi bruciati a Yellowstone, non la ritrovi forse nemmeno alla Death Valley, dove pure il sole rovente ed il calore estremo, l’assenza quasi totale di vegetazione, le distese di sale, le piste di sabbia impraticabile non offrono certo condizioni ideali per la vita. Ma avverti che da lungo tempo la vita è assente, non senti l’eco vicinissima di un evento tragico appena trascorso: nella Valle della Morte il paesaggio, pur nella sua tormentosa aridità e nella sua contorta conformazione, ti comunica un grande senso di pace: gli alberi morti per il fuoco di Yellowstone sono invece una presenza inquietante.



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Su una delle piste della Death Valley


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Arbusti del deserto


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Devil Golf Course dal Dante's View


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Devil Golf Course dal Dante's View


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Devil Golf Course


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Badwater


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Badwater


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Gower Gulch da Zabriskie Point


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Tramonto al Zabriskie Point


Al contrario, al Sequoia National Park, hai l'impressione che la vita abbia vinto sulla morte. Pare quasi che questi giganti vegetali non subiscano l'insulto del trascorrere dei millenni: svettano altissimi e possenti e sembra che lì, la vita, non abbia limitazioni nel tempo. 
Ma subito ne hai la smentita: il moncone di una sequoia incenerita dal fulmine, i tronchi morti, sezionati per mostrare la loro età, dimostrano che nulla, neppure questi straordinari colossi, resta indenne dall'inesorabile trascorrere del tempo.


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Sotto il Tunnel Tree


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Free parking


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                           General Sherman Sequoia


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                        General Grant Sequoia


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Gigantesco tronco sezionato


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                         Una sequoia incenerita dal fulmine


... continua a San Francisco ...

La "nostra" America - 9 - San Francisco


13-02-2012


         Ed anche se solo questi momenti avesse offerto il viaggio, mi riterrei felice di averlo scelto, ma tra un parco e l’altro abbiamo percorso molta strada, visto gente assai diversa, vissuto realtà contrastanti e sono tornata con un’infinità di profonde impressioni da questo paese: per quel poco che abbiamo potuto constatare, lo slogan secondo cui “l’America è tutto, il contrario di tutto e ancora qualcos’altro” mi pare il più adeguato a renderne la complessità.
         E se è vero che la conoscenza teorica di una qualsiasi realtà può talvolta frenare il desiderio di sperimentarla, è anche vero che forse mai come in questo caso la sperimentazione della realtà ha superato qualsiasi previsione teorica.
         Conosciamo i cable-cars di San Francisco, ma aggrapparvisi materialmente è un’altra cosa; sappiamo di americani che mangiano e bevono in continuazione, ma incontrarli per strada o sulle acque del Colorado intenti a ingurgitare cibo e bevande dà una sensazione assai più corposa; conosciamo le nefande operazioni condotte contro gli indiani e ne avvertiamo un vago disagio, ma è in una riserva indiana che sentiamo la vergogna opprimerci con un peso indicibile; non ignoriamo che le sequoie sono gigantesche, ma l’impressione che danno le loro proporzioni è tutta da provare, e lo scroscio delle monetine nelle slot machines di Las Vegas, il buon gusto misurato dei gay di “Finocchio’s” a San Francisco non si possono sentire se non vivendoli.


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Panorama di San Francisco dalla baia


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                             La Transamerica Pyramid


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Grattacieli


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                        Sotto la Transamerica Pyramid


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Varia umanità


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                               Cable Car
                           

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                               Manovratore di un cable car

                              

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Noi e il Golden Gate


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                              La Coit Memorial Tower

                         
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Panorama dalla Coit Memorial Tower


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La baia 


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Alcatraz


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Una strada del quartiere vittoriano


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The Painted Ladies


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Lombard Street


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I leoni marini del Pier 39


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Corteggiamento


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Crepuscolo


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Notturno


E per finire con una frase "americana":
“... non ho altro da dire su questa faccenda.” (Forrest Gump)



I miei quadri - Anno 1980

10-02-2012


In quell'anno ho sperimentato una tecnica particolare, che consiste nello stendere, con una spatola, un velo di un colore ad olio - nelle sue varie tonalità - su un foglio di carta fotografica politenata, rappresentando così, a grandi linee, il soggetto che si vuole realizzare. L'impermeabilità del supporto impedisce al colore di penetrare, per cui, operando con una lametta da barba, si può successivamente asportare il colore. In questo modo si creano particolari effetti, che possono venir modulati a seconda che si usi la lametta di piatto o di spigolo. E' una tecnica che si presta particolarmente per riprodurre i riflessi della luce sull'acqua liscia, ma anche il turbinìo delle acque mosse. Ne ho approfittato per rappresentare un ambiente che in quel periodo frequentavo abitualmente, durante le mie discese dei torrenti in kayak. 
Per questo gli ultimi tre quadri mi sono particolarmente cari.




Ulivi
Ulivi
(1980, acquarello su carta, 17 x 24)




Quiet waters n. 1
Acque quiete
(1980, olio a spatola su carta fotografica, 17 x 24)




White waters n. 1
Acque selvagge n. 1
(1980, olio a spatola su carta fotografica, 17 x 24)




White waters n. 2
Acque selvagge n. 2
(1980, olio a spatola su carta fotografica, 17 x 24)



continua in: anno 1981