La "nostra" America - 8 - Death Valley e Sequoia National Park



15-
02-2012

         Un’idea così palpabile della morte, come quella data dagli alberi bruciati a Yellowstone, non la ritrovi forse nemmeno alla Death Valley, dove pure il sole rovente ed il calore estremo, l’assenza quasi totale di vegetazione, le distese di sale, le piste di sabbia impraticabile non offrono certo condizioni ideali per la vita. Ma avverti che da lungo tempo la vita è assente, non senti l’eco vicinissima di un evento tragico appena trascorso: nella Valle della Morte il paesaggio, pur nella sua tormentosa aridità e nella sua contorta conformazione, ti comunica un grande senso di pace: gli alberi morti per il fuoco di Yellowstone sono invece una presenza inquietante.



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Su una delle piste della Death Valley


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Arbusti del deserto


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Devil Golf Course dal Dante's View


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Devil Golf Course dal Dante's View


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Devil Golf Course


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Badwater


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Badwater


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Gower Gulch da Zabriskie Point


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Tramonto al Zabriskie Point


Al contrario, al Sequoia National Park, hai l'impressione che la vita abbia vinto sulla morte. Pare quasi che questi giganti vegetali non subiscano l'insulto del trascorrere dei millenni: svettano altissimi e possenti e sembra che lì, la vita, non abbia limitazioni nel tempo. 
Ma subito ne hai la smentita: il moncone di una sequoia incenerita dal fulmine, i tronchi morti, sezionati per mostrare la loro età, dimostrano che nulla, neppure questi straordinari colossi, resta indenne dall'inesorabile trascorrere del tempo.


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Sotto il Tunnel Tree


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Free parking


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                           General Sherman Sequoia


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                        General Grant Sequoia


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Gigantesco tronco sezionato


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                         Una sequoia incenerita dal fulmine


... continua a San Francisco ...

La "nostra" America - 9 - San Francisco


13-02-2012


         Ed anche se solo questi momenti avesse offerto il viaggio, mi riterrei felice di averlo scelto, ma tra un parco e l’altro abbiamo percorso molta strada, visto gente assai diversa, vissuto realtà contrastanti e sono tornata con un’infinità di profonde impressioni da questo paese: per quel poco che abbiamo potuto constatare, lo slogan secondo cui “l’America è tutto, il contrario di tutto e ancora qualcos’altro” mi pare il più adeguato a renderne la complessità.
         E se è vero che la conoscenza teorica di una qualsiasi realtà può talvolta frenare il desiderio di sperimentarla, è anche vero che forse mai come in questo caso la sperimentazione della realtà ha superato qualsiasi previsione teorica.
         Conosciamo i cable-cars di San Francisco, ma aggrapparvisi materialmente è un’altra cosa; sappiamo di americani che mangiano e bevono in continuazione, ma incontrarli per strada o sulle acque del Colorado intenti a ingurgitare cibo e bevande dà una sensazione assai più corposa; conosciamo le nefande operazioni condotte contro gli indiani e ne avvertiamo un vago disagio, ma è in una riserva indiana che sentiamo la vergogna opprimerci con un peso indicibile; non ignoriamo che le sequoie sono gigantesche, ma l’impressione che danno le loro proporzioni è tutta da provare, e lo scroscio delle monetine nelle slot machines di Las Vegas, il buon gusto misurato dei gay di “Finocchio’s” a San Francisco non si possono sentire se non vivendoli.


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Panorama di San Francisco dalla baia


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                             La Transamerica Pyramid


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Grattacieli


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                        Sotto la Transamerica Pyramid


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Varia umanità


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                               Cable Car
                           

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                               Manovratore di un cable car

                              

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Noi e il Golden Gate


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                              La Coit Memorial Tower

                         
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Panorama dalla Coit Memorial Tower


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La baia 


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Alcatraz


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Una strada del quartiere vittoriano


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The Painted Ladies


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Lombard Street


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I leoni marini del Pier 39


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Corteggiamento


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Crepuscolo


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Notturno


E per finire con una frase "americana":
“... non ho altro da dire su questa faccenda.” (Forrest Gump)



I miei quadri - Anno 1980

10-02-2012


In quell'anno ho sperimentato una tecnica particolare, che consiste nello stendere, con una spatola, un velo di un colore ad olio - nelle sue varie tonalità - su un foglio di carta fotografica politenata, rappresentando così, a grandi linee, il soggetto che si vuole realizzare. L'impermeabilità del supporto impedisce al colore di penetrare, per cui, operando con una lametta da barba, si può successivamente asportare il colore. In questo modo si creano particolari effetti, che possono venir modulati a seconda che si usi la lametta di piatto o di spigolo. E' una tecnica che si presta particolarmente per riprodurre i riflessi della luce sull'acqua liscia, ma anche il turbinìo delle acque mosse. Ne ho approfittato per rappresentare un ambiente che in quel periodo frequentavo abitualmente, durante le mie discese dei torrenti in kayak. 
Per questo gli ultimi tre quadri mi sono particolarmente cari.




Ulivi
Ulivi
(1980, acquarello su carta, 17 x 24)




Quiet waters n. 1
Acque quiete
(1980, olio a spatola su carta fotografica, 17 x 24)




White waters n. 1
Acque selvagge n. 1
(1980, olio a spatola su carta fotografica, 17 x 24)




White waters n. 2
Acque selvagge n. 2
(1980, olio a spatola su carta fotografica, 17 x 24)



continua in: anno 1981


La pagina enigmistica - 4



07-02-2012



Per continuare con la serie enigmistica pubblico alcuni rebus che ho creato tempo fa. Ho notato ora che alcuni sono particolarmente difficili, dal momento che anch'io, rivedendoli oggi, mi trovo in difficoltà nel risolverli.
Comincio dai più semplici, anzi, dal più semplice in assoluto:


In Africa



Monoverbo: prima lettura: 1-1-1-5 = 8 



Pesa pochissimo


Rebus - Prima lettura: 2-1-4-2-4-1; frase: 7,7 


Ah, la lirica!




Rebus - Prima lettura: 4-2-1-4, frase: 6,5




Ora andiamo invece sul difficile. Avevo fatto una sfida con me stesso: creare dei rebus differenti da un'unica fotografia. Questi tre rebus sono il risultato:


In kayak




Rebus - Prima lettura: 3-7-2-3-3-3; frase: 8,5,8




Rebus - prima lettura: 1-3-1-7-2-2-1-1-2-4; frase: 10,2,6,6




Rebus a domanda e risposta: Prima lettura: 7-1-1-1-3-2-3-2-1-1-1? 2; frase: 10,3,5,7

Chi vuole cimentarsi nella soluzione dei rebus, può pubblicare le sue soluzioni nei commenti, qui sotto. Risponderò.









I miei quadri - Anni 70

04-02-2012


Tre di questi quadri rientrano nella serie dei miei tentativi di sperimentare nuove tecniche, alle volte inventate sul momento.
Per il primo, "La caldarrostaia", ho preparato il fondo con colori ad olio di tonalità scura (ocra, terra di siena bruciata, bruno Van Dick, ecc.) quindi, sul colore ancora fresco, ho steso larghe pennellate del colore bianco per i muri che, essendo a base acquosa, si coagulava creando effetti interessanti. Ho ancora spruzzato lo stesso bianco sul quadro posato in orizzontale, per evitare che il colore colasse. Con inchiostri colorati ho infine dato gli ultimi ritocchi al bianco, ancora fresco. Infine, per evitare che durante la lenta essicazione i colori potessero mescolarsi e quindi vanificare gli effetti ottenuti, l'ho accelerata con un prolungato trattamento con il phon, incurante dei rimproveri di mia moglie che protestava per il pavimento tutto sporco e per il consumo di energia elettrica! Ma l'arte ha i suoi costi!! 
Per gli altri due, "La radura" e "Sorgente nel bosco", invece niente di così elaborato. Soltanto le dimensioni, che per me erano inconsuete. Si trattava infatti di due quadretti molto piccoli, appena 6 x 8. Due miniature.



              Viuzza di Sperlonga
              (1974, olio su cartone telato, 40 x 60)




Paesaggio rosso
(1974, olio su tela, 45 x 60)



            La caldarrostaia
            (1977, tecnica mista su cartone telato, 53 x 40)



  Radura
  (1977, miniatura, olio su tela, 6 x 8)



  Sorgente nel bosco
  (1977, miniatura, olio su tela, 6 x 8)



  La valle del rio d'Oliena
  (1977, olio su cartone telato, 25 x 30)

continua in:
 anno 1971


I miei quadri - Anno 1971

21-01-2012


Nell'anno 1971 mi sono interessato ad una tecnica espressiva per me nuova, lo sbalzo su rame. In una mostra avevo visto alcuni pregevoli lavori, e mi è venuta la voglia di cimentarmi in questa interessante tecnica.
Ho riprodotto alcuni quadri del Caravaggio, che mi piacevano in modo particolare e che mi parevano adatti al mio scopo. Me ne restano però soltanto due: "San Girolamo scrivente" e "Il sacrificio di Isacco". 
Il secondo mi ha impegnato particolarmente, per la presenza di numerosi piani, la cui rappresentazione sul piatto della lastra di rame è risultata abbastanza difficoltosa. Il risultato però mi è parso soddisfacente, considerando anche che era la prima volta che utilizzavo questa tecnica.


 
San Girolamo scrivente

                San Girolamo scrivente
               Dal San Girolamo Scrivente di Caravaggio 
               (1971, sbalzo su rame, 23 x 17)




Il Sacrificio di Isacco

                Il Sacrificio di Isacco
               Dal Sacrificio di Isacco di Caravaggio 
               (1971, sbalzo su rame, 23 x 17)


continua in: anno 1980



Incidente sugli sci a Pila

19-01-2012


Martedì scorso, come al solito, con il pullman della Polisportiva, ci siamo recati a sciare a Pila, approfittando dell'ottima condizione delle piste di questa località, in questo inverno così avaro di neve. I comprensori sciistici della Val d'Aosta sono quelli che presentano attualmente le condizioni migliori, grazie alle nevicate - seppur non abbondanti - delle settimane passate. Anche l'abbassamento delle temperature ha permesso l'innevamento artificiale che, in altre località, con temperature superiori allo zero, non è stato possibile.
Così, favoriti anche da una giornata splendida, abbiamo sciato fino al tardo pomeriggio, divertendoci alla grande. 
Purtroppo però la malasorte ci ha messo lo zampino, e nel corso di quella che avrebbe dovuto essere una delle ultime discese, Elio è incorso in una caduta, evento raro, ormai,  vista la sua esperienza di ottimo sciatore. 
Si scendeva sulla pista 2 dello Chamolè, nel bosco, ormai quasi deserta, frequentata solo più dagli "irriducibili", a velocità "allegra ma non troppo". Elio, che era davanti a me, scendeva in cortoraggio, controllatissimo, come sempre. Inspiegabilmente, ad un certo punto, il suo sci destro si impuntava nella neve, l'attacco si apriva e il suo scarpone impattava violentemente al suolo, facendo sì che il suo ginocchio si piegasse verso l'interno. I legamenti, ovviamente, non hanno gradito, e il povero Elio è rimasto dolorante a terra. Vano, poi, il suo tentativo di calzare nuovamente gli sci, per scendere con i suoi mezzi: il ginocchio non lo reggeva.
Così, con la mia piccola cinepresa, la GoPro Hero, diventata compagna inseparabile di tutti i miei sport, ho dovuto documentare il mesto ritorno alla base! 
(n.b.: per vedere il video cliccare su Guarda su YouTube)